Esistono veicoli specifici per la montagna, come gli spazzaneve, gli spargisale e varie altre vetture a trazione integrale.  Ma, qualora ne volessimo proprio individuare uno, magari non così specifico, ma con le caratteristiche giuste unite a un tocco di classe, non potremmo non puntare il dito sulla Bugatti EB 110 GT. Un’automobile affascinante, con dietro una storia di quelle romantiche di una volta, passionali e fondamentalmente nostrane, di un’Italia volitiva, ingegnosa e orgogliosa, che sa farsi rispettare per carisma anche fuori dei confini nazionali.

Facendo un piccolo excursus storico, la “Automobiles Ettore Bugatti” viene fondata nel 1909 dall’italiano Ettore Bugatti a Molsheim, cittadina dell’Alsazia allora tedesca, dove era emigrato per lavorare alle dipendenze dell’azienda siderurgica “De Dietrich”. Durante la Prima guerra mondiale la Bugatti, riconvertita alla produzione bellica dai tedeschi, viene rasa al suolo dagli aerei francesi, per poi essere ricostruita dal patron, dopo la fine del conflitto, a Bordeaux, in Francia. L’azienda, di nuovo espropriata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, viene restituita al legittimo proprietario solo nel 1947, due mesi prima del suo decesso.

Dopo alterne vicende, il marchio è acquistato nel 1987 da Romano Artioli e Paolo Stanzani, che stabiliscono l’azienda questa volta in Italia, a Campogalliano, vicino Modena, dove nasce nel 1991 la fantastica Bugatti EB 110 GT. Gli stabilimenti, denominati “Fabbrica blu”, vengono progettati da Gianpaolo Benedini, architetto che prende anche il posto, nella progettazione della supercar, di Marcello Gandini e dello stesso Paolo Stanzani, troppo legati ai modelli della Lamborghini, loro casa di provenienza. In particolare viene imputato loro, da parte di Artioli e di Nicola Materazzi, direttore tecnico, un’errata distribuzione della coppia e dei pesi tra parte anteriore e posteriore dell’auto, oltre a un profilo troppo cuneiforme.

Così, secondo i desiderata della nuova dirigenza, il motore, 12 cilindri a V con monoblocco in lega di alluminio e magnesio e testate in alluminio e titanio, viene collocato in posizione posteriore centrale longitudinale. Il propulsore, dotato di lubrificazione a carter secco e distribuzione a due alberi a camme in testa per bancata con 5 valvole per cilindro, ha la particolarità di essere dotato di un sistema di sovralimentazione con 4 turbocompressori. Con una cilindrata di 3.500 cm³, raggiunge i 100 km/h in 3,5 secondi e una velocità massima di 350 km/h.

Tutte le innovazioni apportate vengono realizzate da uno staff caratterizzato dal sembrare una grande famiglia, dato l’attaccamento al lavoro. Tutto concorre a costruire un’automobile valida per quattro stagioni, ma con una marcia in più per l’alta montagna. Le quattro ruote motrici, novità assoluta per una supercar, assicurano un’ottima tenuta anche nei tornanti più estremi. La trazione integrale è ben assecondata dal telaio a vasca monoscocca in fibra di carbonio, novità mutuata dal mondo della produzione aeronautica. La carrozzeria in alluminio asseconda, con le sue dolci curve, il desiderio di Artioli di cogliere maggiori opportunità aerodinamiche e di distinguersi dalle linee cuneiformi delle rivali Lamborghini. E non è per caso che nel 1995, sul mare ghiacciato di Oulu in Finlandia, la vettura stabilisca il record del mondo di velocità su ghiaccio raggiungendo i 296,3 km/h, a fronte del precedente record di 195 km/h ottenuto, però, con pneumatici chiodati. E a proposito di temperature glaciali, la “EB 110 GT” unisce alla funzionalità meccanica anche il confort interno alle basse temperature, con un sistema di riscaldamento estremamente efficace e interamente progettato dai tecnici dell’azienda, al pari delle altre 9000 parti dell’automobile.

“La potenza è nulla senza controllo”, recitava un famoso slogan pubblicitario di pneumatici proprio nei primi anni 90: ebbene, la Bugatti sembra aver fatto proprio questa esigenza anche nel passo, estremamente contenuto, di 2550 mm, che consente, pure ad alte velocità e su percorsi estremamente variabili come potrebbero essere le strade alpine, un’equilibrata agilità.

La presentazione ufficiale avviene il 14 settembre 1991 a Place De La Défense a Parigi alla presenza di due illustri padrini, il presidente francese Francois Mitterrand e l’attore Alain Delon, seguita da una promenade trionfale lungo l’Avenue des Champs – Élysées e da uno spettacolare gala nella Reggia di Versailles. La data scelta per la presentazione cade nel 110° anniversario della nascita di Ettore Bugatti, spiegando così il nome dell’autovettura. Il successo commerciale è elevato ma… è altrettanto elevata l’esposizione creditizia della Bugatti, al punto che, pur in presenza di ordinazioni da soddisfare, la produzione si ferma clamorosamente nel 1995, con 139 esemplari venduti complessivamente nei diversi modelli.

Nel maggio del 1998, il gruppo Volkswagen acquista da Artioli i diritti legati al marchio Bugatti, di fatto chiudendo l’esperienza italiana. Nel 2019, però, rivive il mito della EB 110 attraverso la nuova “Bugatti Centodieci”, che non è solo un omaggio a una vettura mai troppo celebrata, ma è anche un’automobile bellissima, potentissima e velocissima. In una parola, una Bugatti.

 

Articolo a cura di Roberto Castellucci

 

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