Una delle automobili più prestigiose mai realizzate è la Bugatti Tipo 57 Coupé Atlantic. La storia della sua vita, a cominciare dalla nascita, è ammantata da un’aura di misterioso fascino e da un destino avventuroso, qualità che, insieme all’alto valore economico, hanno contribuito a renderla un mito per gli appassionati di ogni angolo del mondo.

L’ideatore fu l’ingegnere Jean Bugatti, figlio del famoso Ettore, progettista italiano emigrato in Alsazia nei primi del Novecento e fondatore dell’omonima azienda automobilistica. Jean, che aveva rilevato l’azienda nel 1936 e che sarebbe morto nel ’39 durante un collaudo di un prototipo, riprese il progetto della “Tipo 57 sc” e del prototipo “Aerolithe”, modelli della casa Bugatti dei primi anni ’30, per riconsiderarli attraverso l’influenza dell’Art déco e ottenere, con il suo talento, un prodotto di lussuosa fattura.

Dotata di un motore 8 cilindri in linea da 3257 cm³ che, sovralimentato da un compressore Roots, la spingeva alla folle, per quell’epoca, velocità di 210 km/h, l’Atlantic costituì quindi una delle prime ipercar.

Anche la carrozzeria rappresentò un passo avanti nel progresso, frutto di una laboriosa progettazione disegnata dallo stesso Jean. La carrozzeria, data l’estrema leggerezza dell’alluminio, materiale con il quale fu realizzata, necessitava di un elemento che le assicurasse anche una certa rigidità e fu così che nacque la famosa “pinna”, una cerniera che, mediante rivetti, suturava l’Atlantic in due gusci simmetrici, divisi anche nel parabrezza e nel lunotto posteriore. La linea ne risultò particolarmente accattivante, con l’abitacolo arretrato fino quasi al retrotreno e stilizzato da una curva sinuosamente affascinante, che quasi sfiorava il terreno con i suoi sei terminali di scarico. I parafanghi anteriori erano altrettanto sinuosi, importanti, morbidi, rotondeggianti e posti ai lati di un tondo e cromato radiatore.

La vettura fu prodotta in quattro esemplari tra il 1936 e il 1938 e Jean Bugatti le impose il nome in ricordo di un amico pilota, perso in un incidente aereo sull’Oceano Atlantico. Il primo esemplare fu venduto al banchiere Victor Rothschild, che optò per blu chiaro per la carrozzeria e blu scuro per gli interni. Attualmente è esposto presso il Mullin Automotive Museum in California.

Il secondo esemplare fu venduto a René Chatard e fu travolto da un treno su un passaggio a livello; l’automobile, ridotta un rottame, fu ricostruita nel 1963 da un collezionista francese. La terza “Atlantic” fu consegnata al tennista Richard Pope, per poi cambiare diversi proprietari fino all’acquisizione da parte dello stilista Ralph Lauren. La quarta è… wanted! Jean Bugatti l’aveva fatta costruire personalizzata per le sue esigenze: di colore nero e, soprattutto, con porte e paraurti anteriori più bassi delle altre. Probabilmente la usava anche come modello per pubblicizzare il suo marchio. Questa versione fu presentata anche a eventi fieristici dell’epoca ma, nel 1938, inspiegabilmente fece perdere le sue tracce. Le ipotesi della scomparsa sono diverse, da un acquirente mai dichiaratosi che l’ha tenuta sempre nascosta a vittima illustre dei bombardamenti della II Guerra Mondiale ma una delle tesi più accreditate è che sia stata nascosta talmente bene durante l’invasione nazista dell’Alsazia… da non poter essere più ritrovata! E meritare così, anche grazie al suo colore di fabbrica, l’appellativo di “La voiture noire”.

Data la storia che caratterizza questa vettura, è innegabile attribuirle un alto valore artistico, storico e tecnologico, aumentato dall’esiguo numero di esemplari prodotti e, addirittura, rimasti a noi in misura ancor minore. Da una stima effettuata in seguito a un sondaggio tra gli appassionati, il prezzo attuale di questa opera d’arte potrebbe arrivare persino a 100 milioni di Euro! E pensare che il primo esemplare, quello realizzato nel 1936 per il banchiere Victor Rothschild, fu battuto all’asta per “soli” 30 milioni di dollari…

Articolo a cura di Roberto Castellucci

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