A cinquant’anni dalla sua scomparsa e centoquaranta dalla nascita, Mademoiselle detta ancora le sue regole di inossidabile avanguardia ed è interprete di primo piano della Zeta edition.

Chi più di Coco Chanel ha trasfigurato la moda femminile spogliandola di tutto ciò di cui era inconcepibile fare a meno da secoli, fin quando lei non ha deciso che fosse arrivato il momento di liberarsene.

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Ha riscritto il dizionario dell’eleganza con gli inediti codici che la nuova epoca richiedeva senza saperlo e ha rivestito la donna di confortevolezza ed essenzialità, invitandola prima di tutto a indossare se stessa. Pratico sì, ma sempre con buon gusto.

Dei quattro elementi, il fuoco è il solo in grado di imprimere trasformazione ai corpi, da solidi a liquidi, da liquidi a gassosi. Prometeo sfidò l’ira degli dei rubandolo per donarlo agli uomini, Enea portò con sé quello sacro di Vesta in fuga da Troia verso Roma, lo stesso che i barbari spensero mille anni dopo decretando la fine dell’Impero.

Il fuoco della trascendenza divina, della vita, della distruzione. Per dirla con le parole di Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio “Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”.

E chi più di lui ha sprigionato il suo fuoco interiore per infliggere un contraccolpo brutale alla grazia di alabastro delle Madonne di Raffaello, mettere al loro posto le prostitute dei bordelli come muse e riscrivere il bello secondo i suoi canoni fatti di umanità, intensità e cruda verità.

Il fuoco di Coco è volutamente compresso nel bianco e nero che ammantano di rigore lo spirito rivoluzionario, in un gioco caravaggesco di contrasti.

Erano gli stessi anni in cui il movimento futurista di Marinetti sbandierava il proprio manifesto, fra velocità e motori che abbiamo voluto cavalcare sull’edizione estiva della print edition sfrecciando sulle quattro ruote di Ferrari, sulle due di Vyrus e sull’high-end luxury d’aria e d’acqua.

La vitalità dei colori, dei nuovi talenti, dell’esplorazione della natura trovano voce nella sezione dedicata all’arte che diventa uno strumento per scendere le scale della propria interiorità, per poi risalirle arricchiti d’introspezione.

Gli alchimisti affermano che solo nella luce, la materia raggiunge un grado di fissità che neanche le fiamme possono distruggere: è la seconda fase della trasmutazione, quella della consapevolezza del sé.

Ci sono la forza e l’armonia che confluiscono nella bellezza funzionale dell’architettura di Santiago Calatrava, la magnificenza eterna che valica i millenni attraverso le rovine dello stadio di Domiziano, l’opulenza che seduce e l’incanto che ammalia come il canto delle sirene per haute couture e gioielli: ecco l’energia che plasma le pagine della nuova print edition estiva.

Special thanks @ a tutti coloro che hanno reso ciò possibile

 

A cura di Claudia Chiari

Direttore Editoriale celebreMagazine World

 

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