Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne e un buon calice di champagne. A pensarlo, dirlo e viverlo ogni giorno è Alberto Massucco, piemontese, imprenditore nel settore della metalmeccanica, appassionato di champagne e bollicine, tanto da farne una ragione di vita, tanto da arrivare ad essere il primo italiano a possedere una vigna in Champagne e a produrre il proprio. Il personaggio è elegante e suadente, come le bollicine di cui è innamorato, colto e perspicace, osservatore attento, compagno di conversazione sincero e stimolante, con gli occhi che si illuminano e il sorriso che si riempie quando si parla di Champagne.

La passione per questo mondo arriva da ragazzino, quando a 15 anni assaggia il primo calice, capisce di avere una passione da coltivare. E in età adulta comincia a viaggiare in Borgogna e Champagne, con un attento lavoro di selezione che lo porta ad affiancarsi a piccole maison che fa conoscere in Italia. Champagne con la firma di Rochet-Bocart di Mathilde Devarenne, giovane dalla perfetta padronanza dell’arte champenoise, Jean Philippe Trousset già Trousset-Guillemart, Montagne de Reims, Eric Taillet nella Valle de la Marne (Meunier in purezza) e Gallois–Bouchè in Côte de Blancs. Tutti appartengono alla categoria récoltant manipulant, vignaioli eroici e creatori di sapienti bollicine.

Negli ultimi anni ha dato largo spazio alle donne produttrici: ha iniziato a importare “Isos”(dal greco uguale) una produzione limitata  di Le Fa’Bulleuses , una associazione nata da sette appassionate produttrici , che nel 2015 si sono unite per raccontare le loro maison, in uno champagne unico che esprime la coralità di sette diversi luoghi. Su richiesta di alcuni chef e ristoratori ha creato anche delle Cuvèè personali, prime fra tutte la Cuvée Privée del Cambio di Torino, il noto ristorante stellato con lo chef Matteo Baronetto. Si tratta di champagne sartoriali, studiati nel dettaglio, dalla bottiglia alle etichette, dalla cuffia in stagnola al tappo, con scelta finale da parte del cliente.

Ed ora il grande salto, il passaggio da importatore a produttore e proprietario di vigna. Un sogno, il suo, che si realizza e che regala frutti inaspettati, che nemmeno lui pensava di realizzare. Forse si è trattato di una evoluzione naturale. Di certo l’incontro e la frequentazione di stimati produttori di Champagne, è stato determinante in questo. Ne sono nate amicizie tali che ormai Alberto Massucco è considerato uno di loro, stimato per il suo impegno e la sua dedizione.

L’amicizia stretta con Jean-Philippe Trousset ed Erick de Sousa, tra i migliori produttori in Champagne, e l’esperienza acquisita negli anni si traducono ora nella linea Alberto Massucco Champagne. La primavera prossima sarà pronta la Cuvée Mirede, dedicata alla moglie scomparsa, che tutto sapeva di questo progetto. Un omaggio ad una grande donna che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato. E poi un altro prodotto, Mavi, dedicato alla nipote Maria Vittoria, realizzato con Jean-Philippe Trousset, uno dei vigneron della sua linea di distribuzione.Per il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, Blanc de Blancs, 100% Chardonnay delle due grandi vendemmie 2018 e 2019, occorre attendere il 2023, ma questo è il grande insegnamento, che secondo Massucco, ci arriva e ci deve arrivare dal vino: il tempo dell’attesa non è mai tempo vuoto, ma spazio di creazione. Intanto, in questo 2022 Alberto Massucco presenta 500 bottiglie a tiratura limitata: Mon idée de Cramant, una cuvée numerata che è possibile prenotare scegliendo, nel possibile, il numero preferito. L’attività di distribuzione continuerà a essere centrale, ma è chiaro che con la produzione a marchio Alberto Massucco Champagne ci sarà un focus importante, e sempre di più risulta fondamentale il team che collabora con lui in azienda, prima tra tutte Cinzia Zanellato, responsabile dell’attività commercial, e poi Laura Gobbi, responsabile esterna della comunicazione.

Il tempo trascorre sereno, la sguardo attraverso il bicchiere a tulipano si perde tra le vigne di Champagne, ascoltando quello che Alberto Massucco considera il rumore più bello del mondo, le bollicine che spumeggiano verso la superficie del calice.

Per saperne di più @ Massucco Champagne

 

Articolo a cura di Nadia Toppino

Food, Wine & Hospitality Journalist

 

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