Ci sono beni che, pur essendo di una semplicità evidente, riescono ad acquisire una versatilità d’uso così grande da essere ritenuti irrinunciabili nel mondo del lusso. Uno di questi è il foulard, parola francese che impreziosisce, anche nell’onomatopea, questo meraviglioso accessorio.

Nel corso della storia, il foulard ha conosciuto numerosi usi. Il più semplice? Raccogliere le folte chiome che il vento di una cavalcata, di un giro in moto o in spider, avrebbe scompigliato in un intreccio impossibile da districare. Il foulard offre anche protezione, riparando dai luminosi e ardenti raggi del sole. A questo proposito, infatti, i materiali e gli utilizzi del foulard non si esauriscono ai casi finora presentati, ma ce ne sono tanti altri, anche fantasiosi. Curiosa è l’usanza tipica giapponese di incartare i regali con un foulard, offrendo in tal modo un gradito secondo dono al festeggiato.

Da sempre accessorio di grande impatto estetico, non è un caso l’uso di quest’ultima parola, “estetico”, accostato al nobile lembo di tessuto: infatti, tale termine deriva dal greco antico e, nella sua accezione più radicale, significa “coinvolgimento dei sensi”. E un foulard, a ben pensare, coinvolge pienamente alcuni nostri sensi, talvolta riesce persino ad andare anche oltre gli stessi, raggiungendo magiche, sensuali e oniriche atmosfere. I foulard sono generalmente composti, nella loro versione più prestigiosa, dalla seta, quell’insieme di filamenti naturali che, se compattati (curiosità: in antico provenzale il verbo compattare si traduce in “foular”, termine molto simile a quello del nostro oggetto), danno luogo al prezioso fazzoletto.

E quale materiale potrebbe risultare più “dolce”, malleabile e morbido al tatto, della seta? Anche il nostro udito risulta solleticato e sollecitato, quando il soffiar del vento “fruscia” su uno svolazzante tessuto setoso provocando sentimenti variopinti. A ben sentire, poi, il foulard si imbeve del profumo che, solitamente, centelliniamo sul collo: un segno olfattivo indelebile, che caratterizza a volte un aspetto della personalità e permette di identificare una persona anche se non vicinissima. Infine arriviamo all’aspetto visivo di questo accessorio: si apre un mondo fatto di disegni, forme, dimensioni, effetti e stili.

La possibilità di caratterizzare il tessuto con qualunque immagine, fa sì che non ci sia un’età per indossarlo. Dal foulard monocromatico a quello floreale, dal “culturale” a quello geometrico, artistico, trasgressivo, sportivo. Grazie a esso, ognuno può scegliere di manifestare il proprio umore. Il foulard è, poi, un accessorio sottilmente aristocratico, poiché solo i migliori riescono a integrarlo efficacemente in perfetta “pendance” con il resto dell’abbigliamento.

Ci sono infine caratteristiche che ne fanno un simbolo del vanto imprenditoriale di un Paese, fino a renderlo un accessorio lussuoso, imprescindibile, unico in una persona di classe. In questo intento è regina la produzione dei foulard che avviene nel “distretto” del Lago di Como, leader nel mondo non solo per i numeri ma, soprattutto, per la qualità espressa.

Articolo a cura di Roberto Castellucci

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