Che ai divi di Hollywood piaccia l’Italia, questo si sa. E che un volto, più di altri, ne sia diventato l’ambasciatore per antonomasia, si sa anche quello. Ma di George Clooney, fresco delle sue 60 candeline spente a maggio, non sembra di parlarne mai abbastanza.

Se Sting è rimasto incantato dalle colline toscane del Chianti dove ha scelto la tenuta Il Palagio come sua dimora, a stregare George ci ha pensato Villa Oleandra in quel di Laglio quando, mentre faceva il tour delle Alpi in moto nel 2001, la sua Harley Davidson ben pensò di lasciarlo a piedi nei pressi della magione. Fu un colpo di fulmine seguito da un assegno di 10 milioni di euro staccato al precedente proprietario per aggiudicarsi un pezzo di storia di cui si ha traccia già dal 1720. Da allora la notorietà di quei luoghi è andata alle stelle, e così anche i valori commerciali.

Il cuore dei Clooneys batte per l’Italia anche ai tempi del coronavirus e non solo per i soggiorni lacustri. Sì perché George e consorte, la bella e raffinata Amal, hanno destinato un milione di dollari ai luoghi che amano di più, ovvero Los Angeles, il Libano, Londra e il lago di Renzo e Lucia, altrimenti detto hanno dato sostegno agli ospedali più colpiti dalla pandemia della Regione Lombardia grazie alla Clooney Foundation for Justice che si occupa di combattere le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Senza contare che Amal Alamuddin, specializzata in diritto internazionale e diritti umani, difende le donne yazide rapite dallo Stato Islamico nel primo processo istruito contro l’Isis nella storia del Califfato.

“È la prima volta che non riesco a venire in Italia, mi mancano tantissimo gli italiani” ha dichiarato Clooney durante il collegamento con il presentatore Fabio Fazio a “Che Tempo che Fa” per presentare il suo ultimo film “The Midnight Sky” uscito lo scorso dicembre su Netflix. Non è mancato il dardo scoccato agli Stati Uniti che ha definito “un paese che ha deciso di ignorare la scienza, la pandemia e il riscaldamento globale”, ma neanche il tocco ironico “Dicono che vaccinano prima i vecchi, quindi io ci sono!”.

Ancora una volta, in “The Midnight Sky” tiene l’equilibrio nella doppia dimensione del regista e quella dell’attore, aggiungendo quella del produttore. Tiene fede rigorosamente al genere di pellicole a cui ha abituato il suo pubblico, quello dell’impronta informativa del cinema per la presa di consapevolezza con il messaggio di costruire un futuro migliore. Osservazione e spirito critico piuttosto che intrattenimento sono le carte preferite di George Clooney e stavolta le gioca per una riflessione sconsolata e ottimista allo stesso tempo sul destino dell’umanità, inseguendo il doppio fil rouge delle previsioni più catastrofiche sull’inquinamento atmosferico e di una visione messianica su un futuro ancora possibile.

Una sorta di compendio della produzione di fantascienza apocalittica degli ultimi anni in cui la vecchia umanità si congeda dalla nuova passandole in extremis il meglio di sé: scienza, sentimento e conoscenza. Niente provocazioni e niente materialismi, una storia edificante alla vecchia maniera con lo stesso spirito che ha permeato George nel raccontare al Today che “La paternità mi ha dato molto di più di quanto non abbia fatto Hollywood.

Mi ha dato un senso di appartenenza, di casa e di amore incondizionato, tutte cose che in genere speri di poter ottenere da una carriera davvero buona o da un cane”. Per la serie, quando pensi che la vita ti abbia dato tutto, il meglio deve ancora venire.

Articolo a cura di Claudia Chiari

 

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