Traversata in nave con un bambino di quattro anni tra comandanti, squali e vita a bordo.

Viaggiare in nave è per i bambini un’esperienza eccitante e magica, la storia di una nave che viaggia con la guida attenta del suo capitano, le persone a bordo che incontrano tempeste o situazioni difficili, la vita di mare sotto il sole scoprendo magari qualche tuffo di simpatici delfini. Il viaggio che doveva essere in solitaria per una traversata Livorno-Palermo e ritorno si è velocemente trasformato in un lungo week end mamma figlio, con piani leggermente diversi, ma con la possibilità delicata di vivere l’esperienza con gli occhi e la passione di un bambino di 4 anni.

Che gioia fin dalla partenza, anche con un po’ troppo desiderio di salire a bordo, di quello che per arrivare al porto ti fa accelerare fino al limite estremo per evitare i continui “Quanto manca?”! Al porto lo stupore è grande, anche per chi ha già visto navi e barche nei primi anni di vita. Sempre un fascino, un mistero fisico, un chiedere mille “perché” a partire dal perché non affonda, da come fa astare a galla… Forse l’imbarco può risultare noioso per un bambino, del resto lo è anche per gli adulti che hanno ben in mente tutte le tempistiche e i programmi. Loro invece, i piccoli ometti, sono ansiosi di salire, di guardare il mondo da lassù, di incontrare capitan Uncino e chissà quale altro personaggio di fantasia, ma la capacità degli adulti è proprio quella di non rovinare la magia. Anzi per una volta ogni tanto entrarci a pieno, e farsi trasportare da un viaggio che risulterà diverso anche per noi. Mettiamo le lenti da bambino, torniamo piccoli, godiamoci il fascino e navighiamo con la fantasia. Che siano un viaggio e una traversata ricchi di magia, forse scopriremo anche noi che non è la velocità con cui si arriva in un luogo a gratificarci, ma lo spirito e gli occhi con ci avviciniamo. Si sale a bordo, in reception ci si trova a chiedere informazioni alle “principesse della nave”, così definite dal piccolo passeggero auto nominatosi “aiuto-marinaio”. Abbiamo provato con “mozzo” ma non è stato gradito! La ricerca della cabina si è trasformata in tempo zero in una caccia al tesoro, e qui si riscopre davvero il piacere di godere del tempo, senza fretta, senza musi, solo con un po’ di gioco e di serenità. A bordo il tempo si ferma, segue il ritmo del mare, ed è quello che amiamo di questi viaggi, che siano di breve o lunga tratta. La caccia al tesoro, dicevamo. Tra corridoi, ascensori, piani che qui si chiamano ponti, ma che “ponti” nel senso classico non sono!

Il gioco della ricerca della cabina, imparando a leggere indicazioni numeriche, frecce, lati pari e lati dispari. E imparando, come negli alberghi, ad aprire la porta con la tessera magica. Santa nave che la fornisce in doppia copia: darne una in mano al piccolo navigante significa eleggerlo a responsabile della cabina, cosa non da poco a livello di autostima e di attenzione nel tenere le cose al sicuro. L’ingresso in cabina è l’inizio del “parco giochi”.

La finestra (oblò, ricordiamo il cambio termini a bordo!) diventa il punto di controllo generale e tutta la stanza si trasforma nel regno del comandante, che dall’alto del letto a castello (che splendore arrampicarsi lassù!) verifica condizioni meteo, livello del mare e luce del sole. E poi rovescia dalla sua borsa dei giochi un’immensità di squali e delfini di gomma che diventano nostri inseparabili compagni di viaggio. Un mare così popolato di mammiferi non si vedeva dal periodo del lockdown!

Uscire dalla cabina diventa quasi un’impresa, il desiderio è restare in questo regno. Anche il funzionamento del wc è fonte di curiosità e gioia, il “rumoroso risucchio” dalle tubature provoca un misto di delirante ironia e di forte spauracchio, ma (e qui mi si perdoni la licenza poetica) la cosa più divertente dopo aver tirato l’acqua è vedere il piccolo curioso correre all’oblò per ricercare con lo sguardo i propri bisogni finire in mare! Deliziosa ingenuità infantile! La fame finalmente richiama all’ordine e per incentivare l’uscita dalla cabina si gioca il jolly del salire sul ponte più in alto per controllare le operazioni di sbarco, guardare la nave allontanarsi dal porto e riprendere l’infinito gioco dei perché su tutto lo scibile marittimo e fisico-scientifico relativo alla navigazione. I genitori diventano all’improvviso ingegneri nautici, esperti meccanici, velisti e perché no anche sommozzatori!

Il giro sui ponti con il calar dell’imbrunire ha il suo fascino per i grandi, che si abbandonano al viaggio in mare quasi sempre con una sorta di delicato benessere. Ecco, per i più piccoli al benessere si unisce una ricca magia, fatta di pirati, di animali marini, di sirene e principi dei mari. Guardare la terra allontanarsi e capire di essere soli in mezzo al mare lascia un certo senso di avventura, che se ben stimolato può rendere divertente il resto della traversata! Lasciamo volare i pensieri, i giochi dei pirati e le corse sul ponte, con una brezza marina che, anche se mescolata in modo poco bucolico al profumo del carburante, regala comunque ricordi di mare e di vacanze e di voglia di viaggi. La bellezza della nave è proprio questa, il saperti immergere in un mondo di coccole che per alcuni è tanto dolce come le onde in riva al mare. Le urla dei bimbi goderecce tra i ponti e le scale si mischiano al suono della nave che lascia il porto e al vento, e piano piano lasciano posto solo al rumore dei motori che in questo contesto sono anche sopportabili, quasi musicali! La fame fa il secondo richiamo, ormai senza possibilità di snobbarla. Direzione ristorante, convertita rapidamente in scelta self service, perché il divertimento del vassoio che scorre davanti alla selezione di piatti non è nulla in confronto al cameriere che serve comodamente al tavolo.

La gentilezza del personale di bordo accompagna il nostro divertimento, e il loro assecondare le storie di un bambino convinto di essere capitan Uncino alla mensa dei pirati, fa scattar un sorriso in tutta la fila in attesa. Anche chi viaggia per lavoro, trasportatori animati da un fraterno senso goliardico, sono addolciti dalle glorie a bordo di Capitan Uncino in versione mignon e non manca una chiacchiera al bancone del bar, dove loro bevono birra e spritz mentre al bimbo il barista riempie in modo simpatico e furbo un bicchiere con tanti cubetti di ghiaccio. La gioia!

E la serata trascorre serena tra il labirinto delle poltrone rosse del ponte bar, tra un cubetto di ghiaccio e un disegno di ancòre e balene da regalare al comandante…perché l’obiettivo è unicamente quello. Arrivare al ponte di comando! La notte trascorre tra racconti di marinai e sonni profondi e la mattina inizia con i preparativi per il grande incontro con il comandante della nave, questo mitologico personaggio raffigurato quasi come un babbo natale in veste marinara. Che bella fantasia che naviga nella testa dei bambini, e che piacevole sensazione stimolarla con una notte su un hotel galleggiante! Preparativi, colazione, giro di perlustrazione tra i ponti della nave in veste diurna, e poi il grande incontro, da affrontare rigorosamente con in mano uno squaletto grigio, che poi scopriamo essere l’omaggio ricordo da lasciare al comandante! L’ingresso al ponte di comando, la magia che si fa realtà, una infinità di pulsanti, di luci, di schermi, di segnali, gli occhi non sanno più dove guardare, le domande arrivano a raffica, e nemmeno attendono risposta.

L’eccitazione è ormai incontenibile, un piccolo marinaio davanti all’immensità del mare, minuto di fronte alla vetrata della nave, quella che ti regala un senso di potere e allo stesso tempo di gratitudine. Un fare orgoglioso che si calma solo alla vista del comandante, un simpatico uomo in divisa che sta “giocando” con righe e matite, con carteggi e segni, ma che gentilmente ascolta tutte le domande, risponde e poi accetta tra l’intenerito e il divertito, lo squaletto in dono.

E si sigilla così un’amicizia che il bimbo si porta a casa e nel cuore, e scendendo dalla nave guarda indietro, in alto riconosce la vetrata del comandante e lancia un bacio al suo pesciolino grigio contento e sicuro di averlo lasciato in buone mani. Sicuro, ma con un dubbio! “Mamma, il comandante non lo butta in mare il mio squalo, vero?”

“No tesoro, il comandante vuole bene al mare!” E con alle spalle il porto, il mare e una grande casa che galleggia, si torna alla vita sulla terra ferma, il sogno non si è interrotto, semplicemente continua sotto altra forma, perché poi il segreto è dare cibo alla fantasia.

Il mare e il viaggio in nave sono solo uno stimolo a tutto questo.

 

 

Articolo a cura di Nadia Toppino

Food, Wine & Travel Journalist

 

 

 

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