È da poco terminata l’ultima puntata di “In cammino sulle creste” che già manca. La terza edizione di questa straordinaria avventura che la Rsi – la televisione svizzera – ha regalato ai telespettatori ha superato ogni aspettativa per spettacolarità delle immagini ma, soprattutto, per la profondità delle emozioni condivise tra i protagonisti e trasmesse a noi, empaticamente legati al loro viaggio.

140 chilometri tra Ticino e Grigioni, contando esclusivamente sulla forza delle gambe e del cuore, sulla voglia di arrivare sempre oltre e sulla fiducia reciproca, perché è stato il gruppo a dare energia a ognuno di loro. Dal Sosto – il Cervino del Ticino – all’Adula – la cima più alta del Ticino – attraverso la Via Alta Calanca, fino al Corno del Gesero toccando il Passo San Lucio e il Gazzirola, per finire ai Denti della Vecchia e ridiscendere al Monte Boglia, questi personaggi ci hanno accompagnato nel cuore delle Prealpi, tra pizzi e precipizi. E passo dopo passo, sono diventati famigliari a chiunque li abbia seguiti, sera dopo sera, sui vertiginosi profili delle nostre montagne.

Otto giovani, tra ragazze e ragazzi, guidati dall’esperienza di Romolo Nottaris e Verbier Marie Hiroz insieme ad Aramis Dozio, giornalista Rsi e coinvolgente narratore dell’intero cammino: sono loro gli eroi di un’avventura senza età. Perché l’amore per la montagna trasuda dai volti di questi personaggi, indistintamente. Sia dagli occhi stupiti dei più giovani, sorpresi di poter superare i propri limiti di fronte a un passaggio particolarmente ardito, sia dalla pelle segnata dal tempo delle guide, sempre attente e incoraggianti, perché loro vedono lontano e sanno già cosa voglia dire sfidare la montagna per farsela amica.

Dalla pioggia alla neve, dalla nebbia al sole, il gruppo pare aver attraversato metaforicamente una vita intera, tra imprevisti e soddisfazioni, proprio come succede nell’esistenza di ognuno. La crescita è stata personale ma anche collettiva, perché il viaggio ha creato una coesione umana molto profonda, grazie anche ai momenti di sosta nelle Capanne, riscaldati dai racconti di Romolo e dal buon cibo locale. Esperienze simili ti cambiano, ti migliorano. Un viaggio, dunque, anche attraverso il tempo, dove le memorie dei “vecchi” si intrecciano con le esperienze palpitanti dei giovani, dando loro una ragione in più per credere in se stessi e nei propri sogni. “Se ce la fa Romolo che ha 75 anni, non posso non farcela io che ne ho 20 …!”

Chi di noi non vorrebbe, almeno una volta nella vita, scalare una montagna? Non serve un Everest, basta un Gazzirola, perché la montagna da superare è innanzitutto dentro di noi. E durante questo viaggio tra Ticino e Grigioni ognuno di questi ragazzi ha dimostrato di aver affrontato i propri limiti con successo, rendendosi esempio per chi sogna di fare altrettanto. La paura del vuoto, le vertigini, l’insicurezza di poter arrivare fino in fondo frenano la maggior parte di noi a sperimentare esperienze simili ma programmi come questo aiutano. Aiutano a capire che camminare su una cresta è possibile anche a chi non ha molta esperienza, purché sia guidato da compagni d’avventura esperti ma, soprattutto, dall’amore sconfinato per la montagna. Come dice Romolo, con disarmante purezza: “bisogna diventare un po’ animali per vivere la montagna, per farne davvero parte …”. Le puntate sono finite, peccato. Continuano, invece, a camminare dentro di noi i giovani, con i loro sorrisi, le battute, le parlate bellissime in un dialetto tramandato con orgoglio da famiglie che la montagna l’hanno dentro, da sempre e per sempre.

Grazie, dunque, per averci portato con voi. Per averci fatto conoscere meglio una fetta di Svizzera da oggi ancor più bella e vicina. Grazie per averci entusiasmato e commosso, dalla prima all’ultima cresta. Fino alla prossima!

Articolo a cura di Paola Cerana

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