Nel 2017 ha inizio il secondo capitolo della sartoria Ostellari, quello firmato dal sodalizio professionale di Carlo Ostellari e Laura Mantovani. Il primo, figlio d’arte, muove i primi passi nel laboratorio del padre Danilo, da lui fondato nel 1952, per apprendere una tradizione fatta di tessuti, taglio e modellistica. La seconda, nativa di Verona, si trasferisce a Milano per intraprendere il suo percorso professionale che si snoda fra scuole sartoriali e accademie.

Un’attività che si rinnova dunque senza perdere le proprie radici, ampliando il proprio ventaglio di servizi al passo coi tempi, entrando nell’armadio femminile e parlando ad una clientela internazionale. Se da una parte infatti la classicità è un caposaldo di Ostellari Sartoria, a partire dai capi di abbigliamento proposti quali tailleur, camicie e capi spalla, dall’altra lo sguardo è decisamente rivolto al futuro: immancabili il cartamodello che viene corretto dopo ogni prova, il lavoro artigianale e il capo imbastito per le prove intermedie. Come da manuale.

Allo stesso tempo le personalizzazioni non hanno un vero e proprio limite, se non la fantasia di chi le richiede, visto che Carlo e Laura amano creare nuove forme per loro clienti con i quali, non di rado, creano un rapporto di fiducia, tanto che il passaparola è il maggior generatore di new business della loro attività.

“Facciamo della dinamicità un nostro punto di forza” racconta Laura con entusiasmo in occasione della nostra conversazione. “Il servizio a domicilio, che sia quello personale o professionale, è valutato dalla nostra clientela ben positivamente per la comodità, così per la capacità di ricreare l’ambiente della sartoria grazie alla nostra esperienza, in particolare a quella di Carlo che sa costruire in poco tempo un dialogo con discrezione e affidabilità.

Il nostro laboratorio è nella provincia di Monza e Brianza, ma portiamo il Made in Italy nel mondo e amiamo spostarci per raggiungere i nostri clienti, per esempio negli Stati Uniti, in Olanda, in Russia, o ovunque ci sia la possibilità di andare”.

Interessante il cambio di pelle dell’attività sartoriale, che Ostellari ha vissuto nelle sue varie fasi. Se negli anni ’50 farsi fare l’abito dal sarto era una necessità, con l’avvento del pronto moda è venuta meno: le attenzioni dello stesso cliente erano minori nella maggior parte dei casi per la vestibilità dell’abito e per i dettagli, a meno che non si parlasse del comparto dell’alta sartoria ovviamente. Essenzialmente rispondeva ad un bisogno poi supplito dal prêt-à-porter. Oggi si è riscoperta una dimensione emozionale della sartoria, fatta di personalizzazione, di cura dei particolari, di valorizzazione del proprio modo di essere.

Immancabile l’attenzione ai tessuti a tema sostenibilità. “Utilizziamo tessuti fatti in Italia, per esempio quelli dei lanifici biellesi, mentre è decisamente più occasionale l’uso di tessuti stranieri, per esempio inglesi” prosegue Laura Mantovani. “E’ sempre più rilevante l’uso di tessuti frutto di una filiera sostenibile, quali lana e cotone. L’ultima frontiera è quella dei tessuti riciclati dagli scarti di precedenti lavorazioni, cosa più difficile da ottenere con la lana mentre decisamente più realizzabile con il cotone”. Le regole dell’artigianato, in chiave moderna.

Per saperne di più @ Sartoria Ostellari

Articolo a cura di Dafne Ambrosio

 

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