L’Italia e’ stata senza dubbio la nazione europea piu’ colpita dal Covid19, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dei decessi. A detta di molti, il Governo Italiano si e’ fatto trovare impreparato nella gestione  dell’emergenza e le conseguenze economiche sono andate a gravare sulla gia’ precaria situazione dei conti pubblici. Dal punto di vista dei ricavi, i dati mensili sono ovviamente preoccupanti vista l’unicita’ della situazione rispetto ad altre crisi passate (-80%/90% di incassi solo ad Aprile).

“Wind of Hope” courtesy of Ugo Bongarzoni

In termini di PIL, il primo trimestre ha gia’ fatto registrare un pesante -4,7% e questo calo dovrebbe esser ancor piu’ accentuato nel secondo trimestre; per quel che riguarda le proiezioni a fine anno, esistono stime piu’ o meno pessimistiche (10-20%) che fanno eco a quelle europee (-16% di PIL in caso di “seconda ondata di covid”). In questa situazione, la possibile ripresa del secondo semestre 2020, sara’ comunque fortemente condizionata dalle limitazioni legislative e psicologiche per alcuni settori chiavi come il turismo e dalla dipendenza del manufatturiero da settori attualmente in crisi (es. come quello automobilistico).

I decreti messi in campo dal Governo (“Cura Italia” e “Rilancio Italia”), pur concentrandosi su settori e categorie strategiche per la ripresa, prevedono strumenti (crediti di imposta, ammortamenti/superammortamenti, sgravi fiscali, capitalizzazione, garanzie pubbliche alle banche, ricorso alla cassa integrazione in deroga e degli ammortizzatori sociali) che non sembrano in grado di poter far fronte in modo adeguato alla situazione di emergenza. Inoltre, si ha l’impressione che questi provvedimenti siano stati adottati in ritardo, malgrado la maggior flessibilita’ concessa sui parametri europei (sospensione del vincoli del Patto Stabilita’). C’e’ bisogno di liquidita’ immediata al fine di stimolare la domanda e la produzione e, purtroppo, l’Italia deve fare i conti con una situazione diversa da quella di altri Paesi, in cui sono state messe a disposizione delle aziende fermate dalla crisi una quantita’ di risorse sufficienti a coprire gli stipendi dei lavoratori (e quindi evitarne i licenziamenti).

Essendo in presenza della piu’ grande crisi dal secondo dopoguerra e’ necessario un intervento deciso da parte dell’Europa. A tale proposito, la proposta del Recovery Fund, frutto di un accordo tra Germania e Francia, rappresenta un’iniziativa a carico dei Bilanci annuali dell’unione europea e servira’ a finanziare le regioni e i settori piu’ colpiti dalla pandemia. Il funzionamento e le modalita’ di questa proposta e’ stata fatta propria dalla Commissione Europea durante la presentazione il 27 Maggio del piano “Next Generation EU” (intervento da 750Mld di Euro), che andrebbe a rafforzare il Budget comunitario o Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2017 (che ammonta a 1.100Mld di Euro).

Il budget totale 2021-2027 raggiungerebbe quindi i 1.850Mld di Euro a cui andrebbero aggiunti i provvedimenti approvati sulla sicurezza dei lavoratori (SURE di 100Mld di Euro), delle Imprese (BEI di  200Mld di Euro) e MES (240Mld di Euro) per un totale di 540Mld di Euro.  La principale linea dei 750Mld di Euro del fondo “Next Generation EU” e’ rappresentata dal “Recovery and Resilience Facility” di 560Mld (310Mld di Euro per trasferimenti e 250Mld di Euro per prestiti) istituita per sostenere (senza condizionalita’) gli investimenti e risorse per una ripresa duratura (soprattutto nel campo della Green Economy, Digitalizzazione e altri importanti settori colpiti).

Sara’ compito degli Stati membri di preparare dei piani nazionali di ripresa e resilienza che saranno approvati dalla Commissione; il rilascio dei fondi avverra’ quindi in modo graduale in funzione dell’andamento dei progetti. Inoltre la Commissione ha anche proposto la modifica del Quadro Finanziario 2014-2020 integrandolo con 11,5Mld di Euro (“React-Eu”) che saranno utili  a far fronte all’emergenza gia’ dal 2020. Il prossimo obiettivo e’ il raggiungimento di un accordo sul fondo “Next Generation EU” e sul Budget 2021-2027 al Consiglio Europeo di Luglio.

In dettaglio, il fondo “Next Generation EU” di 750Mld di Euro (di cui 250Mld di Euro di prestiti) saranno raccolti dalla Commissione Europea attraverso l’emissione di titoli obbligazionari (acquistabili anche dalla Banca Centrale Europea) garantiti e rimborsati dal Bilancio dell’Unione Europea (la Commissione innalzera’ temporanemente il tetto delle risorse proprie fino al 2% del PIL). La distribuzione dei fondi agli Stati membri (si parla di 170Mld di Euro per l’Italia di cui 90Mld di Euro di prestiti) sara’ fatta in funzione delle necessita’ degli Stati colpiti dalla pandemia e non in base a parametri rigidi (es. PIL). Ogni Stato contribuira’ alla restituzione dei fondi negli anni succesivi, in funzione della sua quota di partecipazione al Bilancio Europeo.

Gli aspetti positivi sono che le obbligazioni sono garantite dal bilancio della Commissione, che i fondi sono distribuiti in funzione delle necessita’ post Covid19 e che la proposta provenga inizialmente dai due pilastri dell’Unione. Come anticipato, sara’ possibile introdurre tassazioni minime e sovvenzioni concrete a beneficio di settori come la sanita’e ricerca (es. potenziamento dei piani di prevenzione), l’ambiente (es. lotta contro il cambiamento climatico), l’informatizzazione d’azienda e le sinergie tra aziende europee. I prestiti e i finanziamenti saranno assicurati dall’emissione di obbligazioni (massimo trentennali) da parte della Commissione Europea e il rimborso avverra’ nel periodo 2028-2058. L’ipotesi di emissione di “obbligazioni perpetue” (per le quali si pagano solo gli interessi) e’ stata scartata come ipotesi. Cio’ nonostante, la sensanzione e’ che i fondi messi a disposizione dell’Italia, in combinazione con gli altri meccanismi di prestito discussi (MES “light”, BEI, SURE) potrebbero non essere sufficienti a far fronte ad una situazione economica cosi’ compromessa. Cio’ anche alla luce di quanto e’ gia’ stato stanziato in altri continenti al fine di sostenere il loro sistema economico.

Al momento dell’iniziale proposta Franco-Tedesca i paesi del nord Europa hanno avanzato le loro controproposte che, oltre ad essere limitate nel tempo, riguardano sempre i prestiti, con vincolo di restituzione, del pagamento di interessi e di impegno sulle riforme da portare avanti. Dopo la riunione della Commissione Europea il 27 Maggio, alcuni di questi paesi hanno ribadito che le decisioni sul “Recovery Fund” prevedono l’unanimita’ e che sara’ necessario un adeguato periodo di negoziato. Le posizioni di questi paesi nascono dalla mancanza di fiducia nei confronti dell’Italia, sul fatto che i fondi siano restituiti o siano utilizzati in modo adeguato per le riforme necessarie. Cio’ e’ confermato dal fatto che questi paesi hanno chiesto, nelle loro controproposte, un coinvolgimento della Corte dei Conti Europea. Bisogna pero’ dire che molti dei finanziamenti europei destinati all’Italia non sono stati utilizzati in passato per via della difficolta’ di attrarre investitori adeguati, per l’eccessiva burocraticita’ nell’accesso ai fondi e per il loro utilizzo in iniziative a volte non di lungo periodo o strutturali.

E’ importante aggiungere che le conseguenze negative della pandemia sulla situazione economica italiana sono state accentuate dalla gia’ precaria situazione dell’Italia all’interno del quadro europeo. Le spese per investimenti produttivi e la possibilita’ di indebitarsi sono state limitate dall’adozione dei parametri di Maastricht (3% Deficit/PIL e  60% Debito/PIL). La libera circolazione ha favorito le grandi aziende penalizzando la competitivita’ delle piccole/medie (che rappresentano piu’ del 10% del nostro PIL). Lo Stato copre le proprie spese con il gettito fiscale (in assenza, purtroppo, di una politica fiscale coordinata a livello europeo) e attraverso il ricorso al libero mercato dei capitali; secondo molti, la perdita di sovranita’ monetaria e dei poteri della Banca d’Italia a favore della Banca Centrale Europea (nonche’ il meccanismo di spread come differenza tra il tasso dei bonds tedeschi e i bond emessi da altri paesi) hanno contribuito alla crisi di liquidita’ e di solvibilita’, alla depressione della domanda e alla speculazione internazionale. Le aziende non investono in Italia per i motivi che sono ben noti a tutti e le banche non riescono a trasmettere in modo adeguato le risorse al tessuto produttivo.

Cio’ nonostante, la proposta relativa al Fondo per la Ripresa, frutto dell’”asse Franco-Tedesco” e presentata il 27 Maggio dal Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, potrebbe essere una cosa positiva. Francia e Germania sono i due paesi economicamente e politicamente piu’ importanti dell’Unione e il loro accordo rappresenta un primo serio e concreto impegno per far fronte alla crisi europea. Le risorse di cui si e’ discusso saranno messe a disposizione dei Paesi che hanno piu’ sofferto in questa situazione di emergenza e saranno coperte dal Bilancio dell’Unione Europea (attraverso un meccanismo di contribuzione da parte dei vari Stati). La speranza e’ che il Fondo per la Ripresa sia il primo di una serie di strumenti comunitari di solidarieta’, diversi dai normali prestiti.

a cura del Prof. Paolo Bongarzoni

PhD Vice Rettore Swiss School Management – ex Corporate Director

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