“Nihil difficile volenti”: con questo aforisma latino, traducibile in nulla è difficile per colui che veramente vuole, si potrebbe individuare la filosofia con la quale la Maserati, celebre azienda automobilistica fondata a Bologna nel 1914 da Alfieri Maserati e da due suoi fratelli, produsse il mitico modello “3500 GT” verso la fine degli anni Cinquanta.

La guerra era finita da qualche anno e l’Italia si stava avviando verso il boom economico che avrebbe interessato tutti i settori della produzione. Grazie anche allo sviluppo della rete stradale e autostradale nazionale, le automobili diventavano un bene di larga diffusione e, per far fronte alla domanda crescente, si richiedeva la standardizzazione dei processi produttivi, soprattutto per le cosiddette “utilitarie”. Quest’ultima esigenza, però, fu fatta propria dalla Maserati anche per la realizzazione di automobili di fascia alta (“gran turismo”), in cui era specializzata la casa del tridente stilizzato, marchio ripreso da un particolare della Fontana del Nettuno di Bologna. L’obiettivo, audace per il periodo storico, era di aumentare la produzione, da due esemplari al mese a due esemplari al giorno, mantenendone, se non aumentandole, le caratteristiche del lusso, della confortevolezza e dell’affidabilità. La celebre casa riuscì così a produrre, dal 1957 al 1964, 2250 esemplari.

La scocca della “3500 GT”, in acciaio con porte e cofani in alluminio, fu prodotta dalla azienda milanese “Carrozzeria Touring” e presentava una linea molto elegante, in cui dominava la cura di ogni piccolo dettaglio. Inoltre veniva recuperata la tradizionale possibilità di personalizzare il veicolo in aggiunta alla dotazione standard che, già di per sé, era votata al lusso. Infatti erano previsti di serie gli interni in pelle, la strumentazione Jaeger e due innovazioni che oggi consideriamo naturalmente facenti parte dell’automobile ma che, in quei tempi, erano considerate avveniristiche: l’aria condizionata e l’alzacristalli elettrico. Del resto il target della Maserati era un guidatore di lunghi percorsi, che aveva necessità di arrivare presto a destinazione ma senza strapazzarsi, coccolato da preziosi e confortevoli accessori. Si spiega così anche la dotazione di un serbatoio così capiente, 80 litri, in modo da ridurre al minimo le soste per fare rifornimento. Un occhio di riguardo era rivolto anche alle giovani coppie, prevedendo uno spazio posteriore disponibile per due bambini.

Per quanto riguarda, invece, la motoristica, la “3500 GT” montava un 6 cilindri in linea, caratterizzato dalla presenza di un doppio albero a camme e in grado di sviluppare una potenza massima di 230 cavalli. La cilindrata nominale era appunto di 3.500 cm³, e il motore fu equipaggiato con tre dei famosi carburatori doppio corpo Weber. Il motore, progettato da Giulio Alfieri, era lo stesso, pur ridimensionato, della Maserati 350 S da competizione. Per non distogliere risorse dal settore delle competizioni, la Maserati optò per una scelta coraggiosa e, forse, spregiudicata per quei tempi. Fu deciso, infatti, di acquistare dalle più famose aziende europee le migliori parti meccaniche e accessorie delle auto da loro prodotte, da assemblare poi in sede: così fu per i freni, per lo sterzo, per la frizione e per i “pentoloni” della Weber.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico della “3500 GT”, la sua linea sembrava adeguarsi allo stile imperante nel design automobilistico dell’epoca ma, in realtà, conservava la fisionomia originale e accattivante che fece la sua fortuna. Il muso, maestoso ed elegante, impreziosito da fari tondi e da dettagli cromati, il retrotreno, tagliente e leggero, le fiancate, semplici e snelle con due civettuole prese d’aria laterali, le pinne posteriori contribuirono tutti insieme alla creazione del mito, ancor più diffuso dalla cessazione della produzione avvenuta nel 1964.

Le superfici metalliche sinuose, il potente motore, l’ampia gamma di accessori predisposti per la comodità dell’autista e dei passeggeri, facevano sì che la vettura raggiungesse il non modesto peso di 1420 chilogrammi. Eppure, la potenza della Maserati 3500 GT, unita alla evidente aerodinamicità, le consentiva di raggiungere la velocità di punta di 220 km/h, inserendola, anche in questo, nel parterre dell’automobile d’eccellenza.

La ricerca della perfezione, tentativo sul quale si sono cimentati i più grandi filosofi sin dalla storia dei tempi, raggiungeva l’acme nella fase finale della produzione. Se il motore, la carrozzeria e gli accessori nascevano grazie a un processo esclusivamente industriale, il primo vagito della “3500 GT” non poteva aver luogo se non dopo un controllo che più umano non si poteva: i meccanici auscultavano con uno stetoscopio i suoni del motore e della carrozzeria, cercando di individuare la nota stonata della sinfonia diretta dalla italiana Maserati.

Articolo a cura di Roberto Castellucci

 

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