Quando incontrai Maurizio Galimberti che fotografava nella piazza del Duomo di Milano con una enorme polaroid in legno, non potei fare a meno di fermarmi ad osservare e porgli delle domande. I suoi movimenti lenti e posati lasciavano trasparire l’esperienza artististica del fotografo ma anche la perizia e la cautela degli architetti.

– JOHNNY DEPP –

La sua arte è geometrica, lirica e musicale. Il suo primo strumento, il livello, verrà ben presto sostituito dalla macchina fotografica polaroid perché la camera oscura, con i suoi lunghi tempi di sviluppo, non gli permetteva di catturare con “l’istinto l’istante”. L’immagine che cattura nelle sue scatole scure non deve mai essere accademica e misurata ma deformata dal pathos e quindi imperfetta.

– GEORGE CLOONEY –

La positività delle persone e degli ambienti sempre presente nelle sue opere, deve essere diretta e quindi non può attraversare la dimensione dello sviluppo del negativo. Galimberti si presta al dadaismo ma è anche un fotodinamista come Carlo Ludovico Bragaglia che a sua volta lo definì futurista.

– ROBERT DE NIRO –

È un artista che si nutre di quotidianità, di paesaggi, di strade percorse da individui anonimi, di architetture scomposte in tanti mosaici. Nel 1989 comincia a dedicarsi al ritratto grazie alla scoperta della scatola Polaroid “Tha Collector” e nel 2003 arriva la svolta della sua vita con il ritratto del leggendario Johnny Depp incontrato alla Mostra del Cinema di Venezia.

– GIOVANNI GASTEL –

L’opera finirà a sua insaputa sulla copertina del “The Times” di Londra. Fontana nel suo concetto di spazialismo aspettava l’attimo giusto per dare un unico taglio alla tela mentre Galimberti divide l’attimo della posa dei suoi modelli in cinquanta, cento, duecento mosaici di Polaroid. Anche se la posa è statica, l’opera è dinamica perché è dinamica l’azione di chi l’osserva. Un unico soggetto scomposto in molteplici punti focali, come nel cinema più che nella fotografia.

– VENUS –

Sono soprattutto i divi del cinema ad essere stati catturati nelle maglie della sua rete. Individui universalmente noti, scomposti in molteplici scatti anonimi che solo riassemblati restituiscono l’identità del modello, dell’attore, che altro non è che il seme dei suoi tanti personaggi. Il “mosaico” diventa la sua tecnica principale per ritrarre paesaggi, città, monumenti, architetture e non solo volti. Importanti collezioni di fotografie annoverano celebri ritratti internazionali come quello di Lady Gaga, Robert de Niro, Sting, George Clooney, Catherine Zeta-Jones e di volti nostrani come Maria Grazia Cucinotta, Giuseppe Tornatore, Dario Argento, Ambra, Laura Chiatti, Luca Zingaretti, Nancy Brilli, Toni Servillo, ed altri ancora.

– MAURIZIO GALIMBERTI –

In molti hanno provato ad imitare il suo stile ma nessuno è veramente riuscito a coglierne l’ncastro armonico di quei tasselli che sono note musicali più che semplici immagini. L’arte è esigenza e l’esigenza di Maurizio Galimberti è di dividere l’istante in più istantantanee e il punto di osservazioni in tanti punti focali. Così il tempo, non avendo più riferimenti, potrà essere catturato.

 

 

Articolo a cura del Prof. Luca Caricato

Esperto Vinciano – Storico dell’Arte – Critico d’Arte

Luca Caricato – La dimensione dell’Arte

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