Il Due Giugno sono molti gli Italiani che assistono alle tradizionali celebrazioni: agli omaggi tributati dal Capo di Stato al Milite Ignoto e alla parata di tutte le forze armate che, dal 1950, rientra ormai nel protocollo delle celebrazioni ufficiali. Il due Giugno (è bene rammentarlo) è una festività istituita allo scopo di commemorare la Nascita della Repubblica Italiana. Simile data è connotata, ovviamente, da una forte valenza simbolica. In questo giorno ricorre, infatti, non solo l’anniversario del referendum istituzionale del 1946 (il primo, peraltro, a cui le donne fu consentito partecipare), ma anche della morte di Garibaldi,  eroe del Risorgimento.

Proprio questa parola – EROE – induce a formulare una serie di interrogativi. Che cos’è un Eroe? Eroe si nasce o si diventa? Ma soprattutto, esistono ancora degli Eroi? Partiamo dal primo quesito: nell’immaginario collettivo Eroe è chi, spesso a rischio stesso della propria incolumità, compie imprese straordinarie. A dire il vero, questa prima e approssimativa definizione si configura come una costante in tutte le epoche, anche se in ognuna di esse viene ulteriormente specificata e si arricchisce di connotati peculiari. Per gli antichi, infatti, il concetto di eroismo era strettamente associato alla dimensione religiosa.

Normalmente, infatti, i cosiddetti Eroi erano dei semidei decaduti alla condizione mortale per il prevalere di divinità antagoniste, o uomini che, in virtù di insigni meriti, erano stati elevati a rango di divinità. Inoltre, come spiega Maurizio Bettini, molto spesso erano le stesse circostanze del concepimento o della nascita a determinare le qualità eccezionali, che una persona avrebbe poi sviluppato in età adulta. A testimonianza di ciò si rammenti il caso di quello che, probabilmente, può essere considerato l’ Eroe per antonomasia presso gli antichi, vale a dire Eracle.

Le sue doti prodigiose infatti gli provenivano non solo dalla circostanza di essere figlio di Zeus ma anche, dall’avere ricevuto il latte della stessa Era, che, aveva la proprietà di rendere invincibili. Ma si pensi, ancora, alla nascita del grande condottiero macedone, Alessandro Magno. Si tramanda, infatti, che il mago Nactebo, esortò Olimpiade, già in preda alle doglie, a ritardare il momento della nascita fino a quando tutti gli astri non sarebbero stati in una perfetta congiuntura. L’ Eroe pagano si distingueva per il desiderio di conquista e la ricerca spasmodica della gloria, tuttavia, con l’avvento del Cristianesimo, si affermò una concezione praticamente antitetica.

Prendendo a paradigma la storia di Gesù, che si era sacrificato per amore del genere umano, l’ Eroe venne individuato nel martire. Il martire era un Eroe privo di forza, che non aspirava minimamente al potere, bensì, per usare le parole di Erich Fromm, “un Eroe dell’essere, del donare e del condividere”. Tuttavia, anche a questa concezione finì per tramontare e ad essa se ne sostituirono altre, tra cui merita certamente menzione quella dell’ Eroe romantico (fine del XVIII – inizio del IX sec.). Costui, in genere strenuo oppositore di regole e convenzioni sociali, si caratterizzava la brama di libertà e grandezza, nonché per la ricerca costante dell’avventura. Infine, nel periodo più prossimo ai nostri giorni, troviamo la figura dell’ Eroe patriottico, risoluto ad immolarsi per il bene della Madrepatria.

Giungiamo così all’ultimo degli interrogativi da cui abbiamo preso le mosse, ossia se esistano ancora degli Eroi. Come si è avuto modo di constatare, non esiste una definizione univoca di eroismo, quanto piuttosto una pluralità di definizioni avvicendatesi nel corso dei secoli. Ne segue, pertanto, che pretendere di applicare alla società attuale la definizione di Eroe in voga, per esempio, nell’antica Grecia risulterebbe non solo anacronistico (essendo il contesto valoriale radicalmente mutato), ma anche concettualmente errato. Il nucleo della questione, quindi, diventa piuttosto definire quale possa essere, oggi, lo standard alla luce del quale valutare l’ eroismo di una condotta.

Quest’ultimo va quindi ricercato nella Costituzione e, segnatamente, nell’art. 4: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità o la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Trattandosi di un dovere costituzionale, la condotta eroica non è più quella di pochi eletti, ma un monito che si rivolge indistintamente a tutti i cittadini. Chiunque contribuisca in vario modo e a vario titolo al progresso del Paese può essere considerato un eroe.

La nostra Carta Costituzionale, tuttavia, si premura di precisare che l’adempimento a simile dovere deve avvenire esclusivamente secondo le proprie personali possibilità e inclinazioni. Ne segue, pertanto, che può essere definita eroica non solo la condotta di chi decide di immolarsi in nome di un ideale superiore, ma anche quella di chi, per esempio, si sveglia presto tutte le mattine per recarsi al lavoro … un Eroe è chi compie quotidianamente, con impegno e dedizione, il suo dovere. Un eroe è chi, per usare un’ espressione di Romain Rolland, “fa ciò che può, mentre gli altri non lo fanno”.

a cura della Dott.ssa Eleonora Biletta

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