L’Azienda Agricola Ferreri e lo Spumante metodo classico 18 70 75… Non credo che esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla luna. Ma Pantelleria è più bella. Le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce dalle cui finestre si vedono, nelle notti senza vento, i fasci luminosi dei fari africani …” così Gabriel García Màrquez descrive Pantelleria, trasportando il lettore dalle sue pagine al romanzo pantesco che si svolge sempre, tutti i giorni, su questa terra cullata dal mare. È  questo il segreto del suo fascino: l’anima illibata di un’isola che per scelta non ha tradito le proprie radici. Pare strano parlare di radici quando si è su un’isola, eppure la maggior parte dei tesori che Pantelleria custodisce, e offre, vengono proprio dalla terra. Qui l’agricoltura non è mai stata sfruttamento, bensì simbiosi con la natura. Si tratta di un’agricoltura eroica, millenaria, sfociata in un’antropizzazione del paesaggio che è avvenuta nel rispetto dei suoli, diversi da zona a zona, tutti straordinariamente fertili.

Allo stesso modo, i microclimi differenti da contrada a contrada, secondo l’altezza dal mare (che supera gli 800 metri con la Montagna Grande), hanno stimolato coltivazioni diverse che hanno contribuito a dipingere la fisionomia di Pantelleria. Albicocche e pesche, agrumi e fichi, insieme alle piante di ulivo e Zibibbo profumano l’isola di sapori antichi e immutati, trasportati da quello che resta il comune denominatore a tutte le coltivazioni: il vento. Vento molto spesso inclemente che ha costretto gli abitanti ad ingegnarsi per difendere le colture. Ecco, allora, che ha un senso l’esasperata potatura delle piante di ulivi centenari, così come si capisce perché i vigneti di zibibbo siano coltivati in conche e vengano potati in modo da arrivare a sfiorare appena il suolo. Ed eccoci arrivati al nettare della “perla nera del Mediterraneo”, come viene altrimenti definita  Pantelleria: il suo vino. Più precisamente ciò che contraddistingue il panorama enologico dell’isola sono il Passito Doc e il vino bianco Doc Zibibbo, entrambi con caratteristiche aromatiche uniche e di grande longevità. Persino l’Unesco, nel novembre 2014, ha meritatamente dichiarato la “pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello, tipica dell’isola di Pantelleria”, “Patrimonio Immateriale dell’Umanità”.

Ma quali sono precisamente le fonti da cui nasce un vino così generoso come lo Zibibbo? Sono uva da tavola, uva passa, succo d’uva, passito, vino bianco, spumante dolce e spumante metodo classico brut. Due sono le vendemmie durante l’anno: la produzione principale si raccoglie ad agosto – settembre, cui segue la produzione dei racemi di Zibibbo nel mese di ottobre, perfetta per  la produzione dello Spumante metodo classico. Ma, si sa, un buon prodotto della terra ha bisogno anche della mano dell’uomo per dare il meglio di sé. Infatti, la Regione Sicilia, con la sede del Vivaio Federico Paulsen a Pantelleria, grazie al suo personale altamente qualificato, ha consentito di migliorare assai la qualità dei vini dell’isola grazie al servizio di analisi sui mosti, sui mosti in fermentazione e sui tutti i vini. Inoltre, con il trasferimento delle sperimentazioni di micro-vinificazioni, ha permesso di aumentare la tipologia dei vini prodotti sull’isola con la nascita dello Spumante da racemi di Zibibbo, i vini senza solfiti, il Passito affinato in botti di acacia e altre prelibatezze ancora.

In particolare, c’è una piccola azienda che si sta facendo notare per l’elevata qualità dei suoi prodotti. È l’Azienda agricola Ferreri Caterina che – oltre a produrre Passito “I Praie” Doc Pantelleria e Vino Bianco “Filì” DOC Zibibbo – recentemente ha messo in vendita le prime 1100 bottiglie di Spumante metodo classico con un’etichetta molto intrigante: 18 70 75. Non un nome, dunque, ma dei numeri. 18: sono le piante franche di piede presenti in azienda che sono riuscite a superare la pandemia causata dalla fillossera, pandemia che ha colpito i vigneti in tutto il mondo. 70 e 75: sono l’età del restante vigneto di Zibibbo innestato sul portainnesto 1103 Paulsen, dislocato nelle diverse contrade Kania, Barone, Coste Ghirlanda, Mueggen per il totale di tre ettari, da dove si ricavano i grappoli per la produzione. Lo Spumante 18 70 75 è molto apprezzato sia dai semplici appassionati, sia dagli intenditori del settore. Il suo colore attraente ricorda i riflessi delle albe pantesche, mentre il perlage fine e persistente accentua i profumi inebrianti tipici dello zibibbo, offrendo al palato un gusto avvolgente, prolungato in un finale inimitabile grazie alle virtù del terreno vulcanico.

I numeri indicati in etichetta, per la signora Caterina e per il marito Filippo, rappresentano numeri di gioia, di allegria e di grande soddisfazione per il lavoro che c’è dietro ogni bottiglia. Ma non solo, esiste anche un significato più umano, più personale, dietro quest’etichetta. Nell’anno 2018, infatti, ha preso il via la produzione di vino base spumante; nell’anno 1970 nasce la figlia Giovanna; e nell’anno 1975 nasce il figlio Gianfranco. Una grande famiglia dietro un grande Spumante! Un personale suggerimento: per tutti coloro che vorrebbero brindare con lo Spumante 18 70 75 l’apoteosi sarebbe farlo proprio sull’isola, regalandosi una bella vacanza e degustando anche gli altri prodotti dell’azienda Ferreri, il cui cuore è la cantina affacciata sulla piana di Ghirlanda.

Per info @ gianfranco1975@libero.it

Articolo a cura di Paola Cerana e Gaspare Signorelli

 

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