Intervista al dott. Andrea Notari, Vice-Presidente Confindustria Giovani della Regione Piemonte.

2020 annus horribilis: iniziato all’insegna della pandemia di COVID-19, che ha devastato e portato via molte vite e riempito le terapie intensive degli ospedali italiani e stranieri, prosegue con una profondissima crisi economica aggravata dal lockdown. Tuttavia la parola d’ordine è RIPARTENZA proprio di questo parleremo con Andrea Notari, Vicepresidente di Confindustria Giovani della Regione Piemonte, uno dei territori più pesantemente colpiti dalla pandemia di SARS-COV2

Il Piemonte è stata, purtroppo una delle regioni maggiormente colpite dalla pandemia; in questo periodo Confindustria sta facendo sentire, anche a livello nazionale la sua autorevole voce e quella di suoi affiliati, per garantire al tessuto lavorativo una rapida e repentina ripartenza. Come si sta muovendo sul fronte regionale?

Anche i Giovani imprenditori di Confindustria Piemonte, di cui sono attualmente il vicepresidente con delega all’Education, sono consapevoli che l’emergenza economica legata alla pandemia ha portato a una rimodulazione delle strategie che erano state elaborate dalla Regione Piemonte, spostando l’attenzione sulla necessità urgente di assicurare liquidità a famiglie e Pmi. Le proposte fatte dal nostro sistema associativo, insieme ad Ance Piemonte, sono state prese in considerazione e speriamo di riprendere prima possibile il percorso comune iniziato con il “Piano Competitività” regionale.

A nostro parere è infatti indispensabile una visione di sviluppo del territorio a medio-lungo termine, a partire dalla nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2021-2027: dobbiamo prima possibile entrare nel merito di quei progetti, e delle relative risorse, che sono strategici per il sistema delle imprese piemontesi e in grado di rappresentare una vera e propria ripartenza strutturata della nostra economia: in particolare, internazionalizzazione, compresa l’attrazione degli investimenti, Città della manifattura 4.0, parchi della salute e centri di ricerca Biotech, alta formazione professionalizzante e politiche attive del lavoro.

Che impatto ha avuto questa crisi in termini economici sulle aziende piemontesi? E qual è stato il settore più colpito?

Siamo tornati ai livelli del 2008, dopo la crisi dei mutui subprime. Per oltre il 67% delle imprese piemontesi l’emergenza Covid-19 ha condizionato severamente gli obiettivi di bilancio e molte aziende che non saranno in grado di raggiungere un break even entro fine anno potrebbero decidere di non riaprire del tutto. Ad aprile avevamo stimato una perdita complessiva, per il sistema economico regionale, di circa 10 miliardi al mese. I settori più colpiti sono quello ricettivo e della ristorazione, che in un territorio ricco di attrattività turistiche, naturali ed eno-gastronomiche costituiscono un aspetto importante, oltre all’Automotive e al suo indotto.

Quali sono le aspettative nei confronti della politica? Quali sono le manovre da attuare per permettere alle aziende di ripartire, e che cosa è già stato fatto per migliorare questa difficile situazione?

Al sistema economico servono risposte chiare e di rapida realizzazione. L’annunciato “bonus” del 110% sulle ristrutturazioni, ad esempio, ha dato grandi speranze al settore edile, il cui indotto è molto ampio e può costituire un importante volano per la ripartenza, ma ancora attende i decreti attuativi, le linee guida dell’Agenzia delle Entrate e le direttive dell’Abi alle banche per le cessioni dei crediti. Credo che prima di annunciare provvedimenti così importanti si debbano pianificare, con le parti sociali e con gli stakeholder direttamente coinvolti, tutti gli step operativi in modo da evitare intoppi procedurali, come avvenuto nei mesi scorsi per la cassa integrazione o i contributi ad alcune categorie professionali. Dobbiamo approfittare della crisi per migliorare tutto il sistema e risolvere le criticità e le farraginosità che lo caratterizzano, tracciando una direzione certa per i prossimi decenni.

Come si riesce a fare ripartire il tessuto regionale dopo una crisi come questa? C’è una ricetta giusta?

Di ricette ce ne sono tante e una soltanto non è di certo sufficiente. Ritengo però sia importante iniziare a “premiare” la territorialità, valorizzando le eccellenze che abbiamo in Piemonte e aiutando a riprendersi e a svilupparsi gli asset che più ci caratterizzano e ci distinguono. Nello scorso aprile, come Giovani imprenditori piemontesi avevamo formulato una serie di proposte in vista della “fase 2”: tra quelle elaborate direttamente da me ricordo la riduzione dell’aliquota minima al 4% dell’Iva per rilanciare i settori turistico, culturale e della ristorazione e i mutui a tasso zero per acquisti su immobili nuovi e/o ristrutturazioni.

Le nuove norme sul distanziamento sociale e sulla sicurezza, come sono state recepite dalle aziende piemontesi? Avranno un grande impatto economico sulle tasche delle imprese del territorio? Saranno norme temporanee o dovranno essere mantenute nel tempo?

Le aziende piemontesi hanno recepito di buon grado le normative e le procedure sulla sicurezza, che dovranno sicuramente essere mantenute fino all’arrivo del vaccino. L’impatto, economico e organizzativo, è stato e continuerà a essere notevole, ma siamo lieti di sostenerlo per garantire la salute dei nostri collaboratori e, più in generale, della collettività. Chiediamo però che almeno il risparmio fiscale sia completo, attraverso una compensazione diretta negli F24 delle spese sostenute per i Dpi e le sanificazioni, perché un aggravio strutturale di costi su un sistema economico già così messo a dura prova rischia di essere insostenibile nel lungo termine.

Cosa prevedi per il futuro? I giovani come stanno reagendo a questa situazione?

Io mi considero un ottimista di natura, e come imprenditore non potrei non esserlo…! Ritengo, ma forse dovrei dire “spero”, che verso la metà del 2021 si riesca a uscire dalla fase peggiore. L’autunno 2020 potrebbe infatti essere ancora molto problematico, sia in termini di nuovi picchi pandemici sia in termini di impatto sull’economia di quanto avvenuto nei primi mesi dell’anno. Credo sia quindi importante, anche come giovani imprenditori, ricordare a tutti i colleghi che non possiamo assolutamente abbassare la guardia: dobbiamo essere sempre attentissimi, in azienda come nella vita, per non dover subire un altro lockdown, che sarebbe fatale.

a cura di Riccardo Banfo

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