Ironico, controverso e discusso, Jeff Koons irrompe a Firenze con la più grande mostra mai dedicata in Italia a colui che ha rivoluzionato il sistema dell’arte internazionale. Segnale della ripartenza culturale del paese dopo una pandemia ancora non terminata, “Jeff Koons. Shine” prosegue il tracciato del vivace dialogo di Palazzo Strozzi fra tradizione e contemporaneità attraverso la creazione di progetti nel contesto della sua architettura rinascimentale.

Frutto di uno stretto dialogo con lo stesso artista, la mostra raduna una selezione di opere che ruotano intorno al concetto di lucentezza, shine per l’appunto, cifra stilistica di Koons che rimanda ad un gioco di ambiguità fra splendore e bagliore, essere e apparire. “Quando mi occupo di riflessi e luce, celebro anche l’energia vitale. L’opposto della luce è il buio, e quelle opere hanno bisogno di luce: in assenza di questa non si vedono. Esistono come presenza, ma non portano benefici, non possono essere utili. A mio parere, tuttavia, shine è anche una visione filosofica del mondo, la stessa che avrebbero Apollo, e forse persino Sileno e Dioniso. All’interno dell’opera si crea un dialogo ottimistico sul divenire”, osserva lo stesso Koons.

Vero e proprio specialista della superficie ma tutt’altro che superficiale, Koons trova nella lucentezza un principio chiave della sua arte, dalla reinvenzione post moderna del ready-made alle opere in acciaio perfettamente lucido che simulano la leggerezza di giocattoli gonfiabili, in un vero e proprio inganno fra essere e apparire. Ispirato da Marcel Duchamp e Andy Warhol, è divenuto indiscusso autore di opere entrate a far parte dell’immaginario collettivo grazie alla sua capacità di unire la raffinatezza della storia dell’arte con la massificazione del consumismo.

Le oltre trenta creazioni coloratissime e specchianti, pongono lo spettatore davanti ad uno spazio in cui riflettersi e lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. “Tutto ciò che riflette ha una sorta di trascendenza spirituale perché coinvolge lo spettatore. Riconosce la tua presenza. Ogni volta che ti muovi, il riflesso cambia; ti riconosce sempre”, sostiene Koons. Per l’artista lo shine è qualcosa che va oltre una mera idea di decorazione o abbellimento, quanto piuttosto diventa elemento intrinseco della sua arte e sostanza stessa delle sue opere, dotate di una proprietà riflettente e capaci di accrescere la percezione metafisica del tempo e dello spazio, della superficie e della profondità, del materiale e dell’immateriale. La sua visione non potrebbe essere più chiara “Sto cercando di catturare nell’oggetto il desiderio dell’individuo e di fissare le sue aspirazioni in superficie, in una condizione di immortalità”.

Protagoniste sono opere che raccontano oltre 40 anni di carriera, dalle celebri sculture che replicano oggetti di lusso, come il Baccarat Crystal Set (1986) o gli iconici giocattoli gonfiabili quali gli iconici Rabbit (1986) e Balloon Dog (Red) (1994-2000), fino alla re-interpretazione di personaggi della cultura pop come Hulk (Tubas) (2004-2018). Immancabile la serie Gazing Ball che annovera copie maniacalmente riprodotte di opere fondamentali per la storia dell’arte occidentale arricchite da sfere di vetro soffiato blu, le gazing balls, ornamento diffuso nei giardini delle case della terra natale dell’artista, la Pennsylvania.

“Jeff Koons insiste spesso sulla dimensione umana del suo ruolo di artista”, afferma il curatore della mostra Joachim Pissarro. “In effetti, è corretto dire che il lavoro di Koons colpisce e influenza l’umanità, noi tutti, nella diversità di ciascuno. C’è qualcosa di immediatamente coinvolgente nel lavoro di Jeff Koons, qualcosa che parla al nostro cuore in profondità. Tuttavia, la sua opera è tutt’altro che facile. Il suo impatto è diretto e potente, ma i livelli di significato, le complessità e la ricchezza del suo lavoro sono inesauribili. La possibilità di vedere oggi la sua opera a Firenze è estremamente importante: entra profondamente in risonanza con la tradizione del Rinascimento e ci procura un’intensa gioia e un appagamento estetico. Questo è il mistero di Jeff Koons”.

Come lo splendore del sole, una luce brillante o una pietra preziosa, la lucentezza è un fenomeno estetico che cattura e affascina l’occhio. Koons parte dall’apparenza e da lì ci eleva: il brillante acciaio inossidabile e i colori vibranti portati ad una finitura a specchio elevano gli stati d’animo, creano sentimenti di euforia e producono esperienze intensificate della realtà. E non c’è oggetto più legato alla lucentezza, al riflesso o all’apparenza di uno specchio.

Jeff Koons. Shine

Firenze, Palazzo Strozzi – dal 2 Ottobre 2021 al 30 Gennaio 2022


Articolo a cura di Claudia Chiari

 

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