Chiara Magni: The bright expressionism

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Siamo nell’Italia del boom economico, su un Lago, quello di Garda, visitato da un’élite di prestigiosi turisti provenienti da tutto il mondo. È il 1988 quando in quella culla di bellezza, di territori solcati dalla storia e dall’arte nasce Chiara Magni. Le sue ambizioni si denotano da subito nel desiderio spasmodico di assecondare la bellezza e la fervida genialità italiana.

– Chiara Magni – 

“Blu”, la prima parola che scrive a cinque anni su un pezzo di carta, annuncia il suo destino di pittrice. Non un colore ma un concetto che si concretizzerà in arte, ad otto anni, nel suo primo dipinto ad olio. La scelta di iscriversi al liceo artistico è scoraggiata dai suoi insegnanti ma Chiara ci prova ugualmente andando a scontrarsi con il mondo degli adulti che lei vede come ombre nere che si allungano sempre di più per ostacolare il suo percorso.

All’età di 24 anni, Chiara si libera da questa pece che l’avvolge. Una violenta rapina la segnerà per sempre lasciandole una cicatrice, laterale, che le corre lungo un lato del viso. Durante la convalescenza in ospedale comprende che la vita è troppo breve per non seguire i propri sogni. Per Lucio Fontana il gesto del taglio sulla tela è catartico, un taglio netto con il passato, perfetto e immediato come il gesto che precede la realizzazione delle sue opere che sono tutte precedute da una lunga meditazione. Così Chiara meditò su quel taglio ricevuto sulla sua pelle, nella sua carne, fino a toccarle l’anima.

La bambina che a cinque anni aveva scritto e quindi concepito il concetto di “blu”, adesso è un’adulta che si esprime con l’animo di quella bambina. Torna a dipingere ma questa volta è libera ed ha un nuovo intento. Non si preoccupa di identificarsi in una corrente. Può essere definita impressionista o espressionista ma a lei interessa solo spaziare liberamente nell’universo delle sue tele. È così che Chiara partorisce la sua personale corrente: Espressionismo Luminoso. Possiede uno stile unico, intriso di emozioni potenti e colori astratti che rincorrono i contorni di immagini naturali.

I suoi dipinti sono l’espressione di un’anima, feroce e pacata. Apparentemente fragile come la natura rappresentata da campi fioriti, o selvaggia quando rappresentata da belve fiere e possenti. Leonardo da Vinci scrisse: “Salvatico è colui che si salva” – “Selvatico è colui che si salva”. L’etimologia di selvatico coniata dal Maestro di tutti i tempi sembra coerente con la natura dell’arte della Magni. Elefanti titanici che si sciolgono nel proteggere il loro cucciolo, cosmogonie che gravano su cieli di verdi paesaggi, donne sospese nella gravità, con il corpo immerso nell’acqua ed un viso incognito che si affaccia al respiro. Oggi vive la sua ultima svolta.

La tela non ha solo le due dimensioni: altezza e larghezza, ma anche profondità data dal colore, aggiunto o sottratto, spalmato o graffiato. Si immerge nei dipinti sperimentando nuovi strumenti. Usa spatole, stoffa, bastoncini di legno, cotton fioc, pennelli e altro ancora, come le sue dita. La pittura ad olio viene esplorata sia quando è fresca che quando è semisecca rivelando strati di colore o di animo nascosti.

L’arte è esigenza, e l’esigenza di Chiara Magni è quella di dipingere con la luce dell’anima che sgorga dalle nostre ferite.

Per saperne di più @ chiaramagni.com

Articolo a cura del  Prof. Luca Caricato

Luca Caricato –  The World of Art

Studioso di Leonardo Da Vinci 

Storico dell’Arte -Esperto d’Arte

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