Con la nascita della comunità europea, la questione dell’utilizzo di una lingua comune non trovò l’accordo fra gli Stati, dando vita a una soluzione unica e senza eguali nei paesi multilingue o nelle organizzazioni internazionali. Il multilinguismo fu sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, pertanto i cittadini dell’UE hanno il diritto di comunicare in una qualsiasi delle lingue delle nazioni di appartenenza, e i relativi atti giuridici e le relative sintesi sono redatti in tutte le lingue dei Paesi membri. Le riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio dell’Unione europea sono interpretate in tutte le lingue ufficiali dagli interpreti di conferenza e dai traduttori, incaricati di trasmettere la parola orale e scritta in tutte le lingue ufficiali dell’UE e, se necessario, anche in altre tralasciando la valutazione che naturalmente alcune sottigliezze degli atti prodotti potrebbero non trovare una esatta collocazione nella lingua di destinazione.

I costituendi, in assenza di un accordo unanime, decisero di non decidere, lasciando ai vari Stati aderenti la propria sovranità linguistica, ma adottando convenzionalmente l’inglese come lingua comunitaria, pur rappresentando questa lingua solo una piccola minoranza di abitanti dell’Europa Unita. É singolare che per dare una connotazione unitaria all’Unione si è utilizzata la lingua parlata di un solo stato, mentre più corretto sarebbe stato dare una lingua comune che non fosse la lingua di una sola parte, ma che potesse rappresentare tutti gli stati membri senza soverchiare culture e tradizioni. Come a dire per quello di cui si sta discutendo in questi giorni, per la creazione di un esercito europeo, questo fosse composto da soldati e ufficiali di una sola nazione. Un suggerimento ci viene offerto da un pensiero di un grande giornalista e scrittore italiano, tale Giovannino Guareschi, il quale proponeva, motivandola, l’uso del latino come lingua ufficiale europea.

Guareschi diceva:”Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto sonoro potrà parlare per un’ora senza dire niente. Cosa impossibile col latino.”

Il latino rappresenta il punto più alto nella stesura degli atti giuridici a livello mondiale, usato per affermare e definire fatti, situazioni e impegni. Pochi sanno che atti ufficiali sottoscritti con il trattato di Nerčinsk tra Cina e Russia del 27 agosto 1689, non fu scritto in lingua russa, nemmeno in lingua cinese, nè in quella tedesca o inglese, bensì in latino. In base ad una consuetudine internazionale sull’interpretazione dei trattati, poi accolta e riconosciuta nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, la lingua ufficiale del trattato è di grande rilievo in sede di interpretazione poiché prevale nel caso in cui vi siano differenze tra le versioni redatte nelle altre lingue; problema che stranamente nessuno si è ancora posto nelle molteplici traduzioni degli atti prodotti dagli attuali organismi europei.

La comunità europea, pur nel rispetto della propria sovranità culturale e politica, ha certamente bisogno di avere un esercito comune, una banca comune che possa controllare il sistema bancario degli stati membri, un modello di livelli essenziali di apprendimento, che non siano solo quelli enunciativi prodotti a Lisbona e, non ritenendo sufficiente il solo riferimento monetario comune dell’euro, ma per poter giungere alla costituzione reale degli Stati Uniti d’Europa, così come postulato da Winston Churchill, in un discorso ai giovani europei all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale, abbiamo bisogno anche di una lingua comune.

E’ singolare che l’Europa continui ad utilizzare la lingua inglese come lingua ufficiale della comunità europea, anche all’indomani della brexit che ha visto il Regno Unito abbandonare l’Unione europea in seguito al referendum del giugno 2016, mentre sarebbe opportuno dare una svolta e, insieme alla costituzione di un esercito europeo, si arrivi, finalmente, alla nascita della lingua comune che non sia quella di una sola nazione ma una lingua solida, culturalmente di alto profilo, che tappi la bocca ai parolai di turno e che recuperi la precisione dei linguaggi, quindi non l’ESPERANTO, come la lingua di tutti gli europei, ma il LATINO. Le persone veramente colte sono quelle capaci di inventare espressioni degne delle più incisive massime latine; oggi per accurare qualcuno di aver ordito un colpo di stato abbiamo bisogno di tante parole, mentre Cicerone che accusava Catilina di aver ordito un colpo di stato è passato alla storia per aver pronunciato quattro semplici parole:”Quo usque tandem abutere”, ovvero “Fino a che punto abuserai”.

Ma fino a quando la comunità europea non cancellerà dai propri regolamenti che qualsiasi modifica, oppure introduzione innovativa siano soggette al voto unanime, l’Europa non sarà mai una vera Comunità europea, ricattata di volta in volta dagli stati sovrani che eserciteranno il diritto di veto, dilatando a dismisura la risoluzione dei problemi, dando sfogo alla fase ricattatoria che può sfociare anche nel malaffare.

Articolo a cura del Prof. Alessandro Calabrese









