Ensemble risuona di echi degassiani e glam anni Ottanta firmati Miglionico

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Dalla soglia della Terrazza del Pincio si apre un panorama su una città che si offre tutta allo sguardo, fra cupole e pini marittimi che disegnano una sagoma dorata al tramonto. Davanti si vedono l’obelisco Flaminio, quello di Seti I che Augusto fece portare nell’urbe, le due chiese gemelle che lo incorniciano sulla piazza e la cupola di San Pietro sullo sfondo, mentre alle spalle si aprono i giardini di Villa Borghese con la bellezza eterna dei marmi di Bernini e Canova. In una serata romana di luglio, il Pincio ha accolto la quarta edizione di Ensemble, un appuntamento nel calendario della moda più vicino alla logica di un laboratorio permanente che a quella di un evento, e con essa uno dei protagonisti dell’Alta Moda italiana, Michele Miglionico. Barre di luce rossa e bianca hanno scandito tutta la passerella dal pavimento a specchio, con la città illuminata come sfondo. Una scenografia essenziale eppure teatrale, che ha reso ogni uscita un’apparizione sospesa fra il presente della sfilata e l’eternità del panorama circostante.

Promossa dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale insieme all’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio, la rassegna nasce con l’ambizione di tenere insieme l’intera filiera del fashion system, offrendo una vetrina ai giovani talenti e custodire, allo stesso tempo, l’eccellenza sartoriale del Made in Italy, riconoscendo nella moda un motore di sviluppo non solo economico, ma culturale e identitario.

Prima degli abiti di Miglionico, è stata la danza a reclamare la scena. Una danza che ha attinto all’immaginario senza tempo delle ballerine di Edgar Degas, quelle stesse figure sospese fra prova e riposo che il pittore fissò in innumerevoli tele e pastelli, restituite qui attraverso la coreografia contemporanea di Tonia Laterza per il Centro Danza Metamorfosi. Se gli abiti bianchi evocavano la grazia delicata del balletto classico, il loro movimento se ne allontanava, rompendo la simmetria classica, in cerca di una libertà fatta di corpi che si avvicinano e si scompongono sulla pietra della terrazza. Un prologo dove il corpo è diventato parte della narrazione stilistica, intrecciando moda, arte e movimento in un’unica visione estetica.

La collezione autunno-inverno 26/27 di Michele Miglionico è stata un ritorno agli anni Ottanta filtrato da uno sguardo che ha evitato nostalgie fini a se stesse. Le giacche, costruite con un rigore sartoriale architettonico, disegnano spalle nette e linee essenziali che scolpiscono la figura, mentre le gonne corte introducono un contrappunto di dinamismo e sensualità. Pizzi e trasparenze si alternano a lamé dorati e jacquard dai motivi quasi cartografici, mentre piume e cristalli intervengono a segnare il passaggio dal rigore sartoriale al gesto più scenico, in un equilibrio fra il tessuto che costruisce e quello che decora. I volumi iconici del decennio sono apparsi alleggeriti e riscritti in chiave contemporanea, dando forma a una collezione che si muove fra sofisticatezza e senza tempo, sostenuta da una palette che alterna tonalità intense a bagliori più luminosi.

Quello che emerge è il ritratto di una donna capace di affermare la propria personalità con uno stile netto e mai incerto: la conferma di un’identità creativa che Miglionico costruisce sulla valorizzazione della sartoria italiana e sulla capacità di modulare i codici dell’eleganza alla sensibilità del presente, senza perdere di vista l’artigianalità che resta il cuore pulsante del suo lavoro.

Accanto a lui, la serata ha riunito altri fra i nomi più autorevoli dell’Alta Moda nazionale, sostenendo l’immagine di un sistema moda che sa tenere insieme nomi consolidati e linguaggi più giovani: Franco Ciambella, Giada Curti, Nino Lettieri, Antonio Martino, Sabrina Persechino, Jamal Taslaq e Gian Paolo Zuccarello hanno portato sulla terrazza del Pincio le proprie visioni accomunate dalla medesima tensione verso un’eccellenza sartoriale. Quando le ultime luci della passerella si sono spente, a restare accesa è stata soltanto Roma che ha accompagnato in silenzio l’intera serata. 

Per saperne di più @ www.michelemiglionico.com

Articolo a cura di Claudia Chiari

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