L’Accademia Koefia sfila a Villa Borghese: funzione, forma e futuro in passerella

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Non c’è più tempo da perdere a fare vestiti belli.” L’affermazione, netta e provocatoria di Miuccia Prada rappresenta oggi più che mai un punto di partenza per chi desidera fare moda con consapevolezza. Un monito, ma anche un invito impellente a trasformare l’atto del progettare abiti in una dichiarazione sul mondo che vogliamo abitare. È proprio a partire da questa importante e profonda riflessione che l’Accademia Koefia ha presentato i lavori dei suoi allievi sabato 5 luglio 2025 presso il viale delle Magnolie della suggestiva Villa Borghese a Roma, all’interno della manifestazione Forma Fashion Show fortemente voluta dall’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato in collaborazione con la Regione Lazio. La Koefia porta in passerella la sua collezione Final Work 2025: una sfilata-manifesto, che ha visto la presenza anche di Beatrice Mazzoni, Miss Roma 2025, frutto di mesi di ricerca, sperimentazione e domande. Non si tratta semplicemente di una passerella di fine corso, ma di una narrazione corale sulla necessità di ripensare il vestire come pratica culturale e politica. Il punto di partenza è chiaro: la moda deve smettere di rifugiarsi nella “normalità”. O meglio, deve ridefinire cosa oggi significa essere normali, funzionali, desiderabili. In un momento storico segnato da transizioni radicali – sociali, tecnologiche, ambientali – anche l’abito deve cambiare linguaggio. I giovani designer di Koefia hanno lavorato su un’idea chiave: la forma segue la funzione.

Niente più abiti concepiti solo per stupire o decorare. La collezione nasce da domande concrete: “Qual è il senso dell’abito oggi?”, “A quale esigenza deve rispondere?”, “Come può adattarsi a una realtà che cambia velocemente?” Il risultato è un design asciutto, essenziale, funzionale, ma non minimale. Ogni capo è un equilibrio studiato tra esigenze pratiche e tensione estetica, tra comfort e identità, tra corpo e contesto. I progetti degli studenti mettono in luce come le relazioni si fanno fluide, spesso mediate da uno schermo, ma altrettanto urgenti. Dove il bisogno di natura si fa impellente, spingendo molti verso stili di vita più lenti e sostenibili. Dove il lavoro cambia forma, oscillando tra la riscoperta dell’artigianato e l’invadenza dell’ipertecnologia. In questo scenario, l’abito diventa uno strumento di adattamento intelligente, capace di rispondere a un’esigenza ma anche di suggerire nuove possibilità. Lontano dalla rigidità delle convenzioni e vicino a un’idea di flessibilità sartoriale che sa essere insieme pratica e poetica. Un altro pilastro del lavoro di Koefia è stata la ricerca sui materiali. Ogni tessuto è stato selezionato non solo per la sua resa estetica, ma per la sua funzione, la sua sostenibilità, la sua storia. L’obiettivo: costruire capi che sappiano “abitare” il corpo, senza imporsi, ma sostenendolo nel suo movimento e nel suo stare al mondo. Fondamentale anche il ritorno alla manifattura sartoriale tradizionale: cuciture a mano, decori realizzati con pazienza e maestria, gesti antichi reinterpretati in chiave contemporanea. Perché in un presente in cui il confine tra reale e virtuale si assottiglia, il valore del “fatto a mano” diventa più che mai un atto di resistenza e autenticità. “La moda deve essere funzionale e rilevante per il XXI secolo” ha affermato Raf Simons. E la collezione Koefia 2025 lo dimostra. In passerella non vediamo abiti da sogno destinati a restare esclusivamente al red carpet: appaiono vestiti che parlano, che si pongono delle domande, che si mettono a disposizione della vita. C’è un senso di coscienza planetaria – per usare le parole del filosofo Edgar Morin – in questi look che non vogliono più ignorare l’altro, né vicino né lontano. Che superano un’estetica della seduzione costruita su stereotipi del passato e propongono una nuova bellezza: condivisa, inclusiva, possibile. L’abito da sera, per quanto perfetto nella sua costruzione, appare oggi scollegato da un quotidiano che ci chiede di essere presenti, agili, pronti. Il futuro del fashion non è nel sogno, ma nella responsabilità creativa. Ed è proprio lì che Koefia ha scelto di stare. Koefia ci invita a cambiare sguardo: a considerare l’abito non come fine, ma come strumento. Non più simbolo di status o aderenza a canoni estetici sorpassati, ma come risposta necessaria a un presente complesso, mobile, profondamente umano. In un mondo che ha urgente bisogno di senso, la moda (se saprà evolversi)potrà ancora essere un linguaggio potente. E le giovani menti di Koefia sembrano averlo capito: il bello, da solo, non basta più.

Serve il vero, serve il giusto, serve il possibile. Dal 1951 l’Accademia Koefia insegna ai giovani i segreti dell’Alta Moda, del processo produttivo di progettazione e di realizzazione di abiti e collezioni. Il prestigio della scuola e le competenze sviluppate permettono agli studenti di Koefia d’inserirsi numerosi nel mondo del lavoro presso prestigiosi brand e maison entro un anno dal diploma. Alessandro Onorato ha dichiarato: “Valorizzare i nuovi talenti e sostenere le piccole-medie imprese sono gli obiettivi di questa Amministrazione. Con ‘Forma Fashion Show’ diamo l’opportunità a centinaia di ragazzi che da anni studiano moda a Roma, in istituti pubblici e accademie private, di esibirsi gratuitamente in luoghi iconici. Per questo, dopo due anni a Piazza del Campidoglio, abbiamo scelto Villa Borghese: è un’occasione unica, indimenticabile, ed è la dimostrazione di quanto Roma creda nella formazione e quanto voglia investire nei giovani.” Hanno collaborato all’evento l’azienda IMATEX che ha messo gratuitamente a disposizione degli studenti un notevole metraggio di Denim e le aziende OMNIAPIEGA e BARBAGLI. Gli stilisti che hanno presentato i lavori sono: Alessia Amodeo, Sarah Serafina Bruno, Giulia Caruso, Chiara Crescenzo, Giulia Di Marco, Alessio Ferri, Ginevra Fiorentini, Rebecca Galanti, Caterina Lanciotti, Mariapia Liscio, Beatrice Macrì, Arianna Mariani, Mathias Masi, Francesca Onori, Valentina Piselli, Sherlita Ayu Reditadewi, Giulia Rosmarino, Chiara Rubechi, Anna Rugiati, Matteo Taningher, Stefano Troisi. A cura de GLI SPETTINATI le acconciature e dell’ACCADEMIA DEL TRUCCO il make up.

Articolo a cura di Elena Parmegiani

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