Un farmaco di “moda”… la tossina botulinica

Tossina botulinica, una neurotossina prodotta dal Clostridium (dal greco Kloster attorcigliato) botulinum in condizioni di anaerobiosi, ossia di assenza di Ossigeno e responsabile di una severa tossinfezione nota come botulismo. Produce sette sierotipi diversi di tossina ed il più potente e primo ad essere utilizzato per scopi clinici, è il Tipo A. Dapprima utilizzata per patologie quali il blefarospasmo, il torcicollo spastico, le contratture del muscolo trapezio, tremori essenziali, distonie focali in genere, emicrania cronica, trova la sua applicazione in campo estetico in un periodo relativamente recente, con un riscontro della sua efficacia nella distensione delle rughe glabellari (o del pensatore) e frontali, assolutamente casuale, come imprevista e sorprendente conseguenza a seguito del trattamento dello spasmo muscolare delle palpebre. Furono i coniugi Carruthers ad aprire la strada dell’utilizzo della tossina botulinica a fini estetici, con un cammino peraltro piuttosto lungo prima del riconoscimento ufficiale della FDA.

Dagli esordi pioneristici, oggi tale farmaco è conosciuto universalmente e la sua richiesta a fini estetici è sempre maggiore, soprattutto per il trattamento delle rughe di espressione del viso, in particolare le rughe frontali, le perioculari e come detto, le glabellari. Senza entrare in dettagli troppo tecnici, è giusto peraltro segnalare alcune precisazioni e caratteristiche. La tossina botulinica non è un filler (riempitivo) e la sua azione di rilassamento muscolare è legata all’indebolimento del muscolo attraverso una paralisi parziale delle fibre nervose, con un effetto temporaneo e reversibile di durata variabile, ma generalmente compreso tra i 3-4 mesi, che corrisponde al ritorno della funzione sinaptica della giunzione neuromuscolare. Certo, sia il termine tossina, che paralisi, per quanto corretti, incutono un certo timore, ed il colloquio informativo tra medico e paziente dovrebbe includere vocaboli meno inquietanti come rilassamento o proteina o più genericamente, farmaco.

Resta il fatto solare, che sia ormai universalmente conosciuta anche dai non addetti ai lavori, insomma tutti o quasi, sanno cosa sia il botulino e la sua efficacia a livello estetico, tanto che se ne parla anche nella letteratura spicciola da spiaggia o in dibattiti televisivi  più o meno scientifici, anche se il suo utilizzo di massa ha avuto una evoluzione lenta, confortata da risultati incoraggianti lungi dall’essere conclusi, tanto che ancora oggi, la tossina botulinica, costituisce uno dei principali argomenti nei Congressi Scientifici di Chirurgia e Medicina Estetica. Ma come funziona questo farmaco? La sua azione principale consiste nell’inibire il rilascio di acetilcolina dalle terminazioni nervose muscolari nel caso di una necessità di un indebolimento muscolare o ghiandolare nel caso di eccessiva sudorazione.

Il suo utilizzo dovrebbe sempre essere soft, evitandone un uso eccessivo, per evitare risultati amimici, ed innaturali, come purtroppo capita spesso di vedere. Il segreto di una buona applicazione, è quindi quello di ottenere un risultato quanto più possibile naturale, sottolineando il fatto che il “riposo” muscolare costituisce una ottima prevenzione anche per l’invecchiamento cutaneo. La sua azione non è immediata, ma si può dire in sostanza che un periodo di sei, sette giorni è sufficiente per valutare i risultati ottenuti, utile poi seguire il pz. fino all’esaurimento della efficacia del prodotto. I risultati ottenuti, se doverosamente spiegata l’efficacia e sicurezza del farmaco, sono generalmente soddisfacenti, anche se non mancano i casi di pazienti con aspettative eccessive specie per rughe molto profonde, ai quali possono essere proposte soluzioni accessorie come il riempimento con filler o trattamenti laser, oppure aumentando le Unità utilizzate in sede di inoculazione delle precedenti sedute, sempre che non si siano già raggiunti i limiti massimi previsti dai protocolli.

Ultima annotazione, è un farmaco termolabile e molto sensibile al calore, per cui va sempre conservato in ambiente freddo, anche se esistono prodotti che possono essere conservati anche a temperatura ambiente, ma che non superi i 25°.

 

 

 

Articolo a cura del Dr. Edward Richard Battisti

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