Europa SI, Europa NO, Europa forse…

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Le numerose guerre che stanno incendiando il mondo mettono a nudo il problema di una globalizzazione non adeguatamente guidata e, forse, non sufficientemente capita, soprattutto perché sta rivoluzionando il mondo. Molti sono portati a credere che tale processo, ormai inarrestabile, sia legato principalmente al governo dell’economia, della finanza, del commercio estero, delle comunicazioni, del turismo, ecc., ritenendo, al contrario, che il problema della difesa dell’Europa si possa garantire affidandosi agli eserciti non adeguatamente armati e a strutture obsolete degli Stati sovrani. Attualmente la nostra Europa assiste passivamente alle nascite di vari teatri di guerra e alcuni di questi si combattono ai confini, affidando quasi esclusivamente la difesa alla NATO, definita in questi giorni da Trump “una tigre di carta”.

Il tema della difesa è stato posto con forza nel dibattito politico europeo, spinto dagli appetiti espansionistici di Putin e di Trump, con un corollario di non trascurabile spessore e pericolosità costituito dalle organizzazioni terroristiche. Ad oggi, nel mondo, ci sono circa 60 conflitti che coinvolgono poco meno di 90 Paesi, con milioni di sfollati e centinaia di migliaia di morti tra i belligeranti e vittime innocenti, tra bambini, donne e anziani. Cadono nel vuoto gli accorati appelli alla pace da parte del Pontefice Leone XIV, appelli che sortiscono addirittura reazioni spropositate e assurde del dittatore della Casa Bianca, che dopo aver scatenato in concorso con Netanyahu la guerra in Iran, pretendeva il coinvolgimento della NATO e dei Paesi europei nel conflitto.

Le pretese di Trump nella richiesta di coinvolgimento dei paesi europei e della NATO nascono ovviamente dalla considerazione che le maggiori risorse per gli armamenti dell’Organizzazione sono poste a carico degli USA e, in virtù di questa sudditanza, le nazioni aderenti avrebbero dovuto sostenere il conflitto, con una partecipazione diretta oppure a sostegno. La scomoda posizione dei Paesi europei, ricattati moralmente da Trump, ha prodotto di fatto una sterile discussione su una nuova politica di armamenti adeguati alla difesa, nel sogno mai realizzato da Alcide De Gasperi di giungere alla nascita di un esercito europeo.

Ma la composizione assembleare della maggioranza che sostiene il governo dell’Unione Europea, subisce veti di alcune nazioni, veti che bloccano processi non più rinviabili e, tra questi sicuramente quello della sicurezza assume contorni a dir poco drammatici. Il dibattito politico sulla materia della creazione di un esercito comune europeo e di armamenti adeguati alla difesa dei confini naturali da parte dei numerosi pazzi scatenati che ormai quotidianamente ammorbano le nostre giornate e le nostre vite, si è fatto sterile e pretestuoso. Da parte di alcune forze politiche si vorrebbe tagliare dai bilanci degli stati sovrani e di quello dell’unione le risorse adeguate per la difesa, postulando in cuor loro che sarebbe sufficiente difendersi con le fionde, di bilica memoria, per contrastare i missili a lunga gittata, droni e tutte le altre diavolerie moderne.

Giova in questo contesto citare un pensiero attribuito a Cicerone che così recita: “Si vis pacem, para bellum”. La locuzione latina è traducibile in:”Se vuoi la pace, prepara la guerra”, esprimendo un principio secondo il quale la capacità di difendersi e di combattere adeguatamente rappresenta uno dei mezzi più efficaci per garantire la pace. L’idea è che l’unione europea, ben armata e pronta alla guerra, scoraggi possibili aggressori, creando una condizione di equilibrio e di deterrenza. Non si può far finta che il problema non esista, notizie costanti denunciano significativi sconfinamenti di velivoli russi che offendono i confini della Polonia e la frettolosa adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO è un segnale inequivocabile che il mondo è governato da dittatori assetati di potere e di imperialismo di ritorno.

Ai “signori della guerra” citati fanno da contorno organizzazioni terroristiche che provocano conflitti, compiono stragi, incendiano il pianeta, che operano in contesti territoriali prossimi alla nostra Europa, citandone solo alcune: ISIS, HamasJihad islamica palestinese, Pasdaran, Al Shabaab, Boko Haram, Talebani, Ribelli houthi, Al Qaida nella Penisola Arabica, Fronte Islamico. Personaggi che la storia sicuramente condannerà, ma intanto il problema siamo chiamati oggi a risolverlo, facendo tesoro dell’ammonimento di Cicerone, passando dalle chiacchiere ideologiche ai fatti che presuppongono la creazione urgente di un esercito dell’Europa, armato adeguatamente per scoraggiare mire espansionistiche di squilibrati che sempre più occupano poteri nel mondo.

Il sogno di Winston Churchill e degli autentici cittadini europei è racchiuso nella domanda: giungeremo mai tutti insieme a gridare “LA NOSTRA PATRIA EUROPA?”         

Articolo a cura del Prof. Alessandro Calabrese

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