“È del poeta il fin la meraviglia” scriveva Giovan Battista Marino, e il Seicento fece di quel verso un’intera poetica. Quattro secoli dopo, quello stesso principio ha governato la sera del 10 ottobre a Sanremo nel Roof Garden del Casinò affacciato sul golfo, dove “Sanremo in passerella” ha riunito couture, lirica, alta gioielleria e arte. Tra gli ospiti il sindaco Alessandro Mager e i vertici del Casinò, guidati dal presidente e amministratore delegato Giuseppe Di Meco. A condurre la serata la giornalista di moda e costume Elena Parmegiani, vestita sul palco dalla couture di Rosa Addabbo. Le sue parole scorrevano tradotte in francese sul grande schermo, per gli ospiti d’Oltralpe in sala. Claudia Chiari, direttrice editoriale di Celebre Magazine World, ha rivolto al pubblico un breve saluto: “Ho accolto con piacere l’invito a essere madrina di questa serata, che intreccia cultura francese e italiana attraverso i linguaggi artistici della moda e dell’arte nella cornice simbolo del Casinò di Sanremo.”

Un’ambientazione tutt’altro che casuale. Il Casinò porta in sé quello stesso incontro fra le due culture: a progettarlo nei primi del ’900 fu l’architetto francese Eugène Ferret. La moda ne abita le sale fin dai primi anni di attività e il Festival della Moda Maschile fu inaugurato qui. Il sipario si è aperto sulla voce di Emanuela Carotenuto, il soprano torinese con indosso un abito barocco in velluto azzurro di Rosa Addabbo Couture di luminosa bellezza. Con lei il maestro Dario Amoroso al pianoforte e una violinista del Conservatorio Fergusio di Savigliano, anch’essi in costume barocco della stessa maison. Prima ancora che la passerella si accendesse, la moda era già protagonista.

Rosa Addabbo, stilista italo-francese nonché ideatrice e regista della serata, ha costruito la propria maison sull’incontro tra il rigore della sartoria italiana e la grazia della couture d’Oltralpe, oltre a presiedere l’Associazione Fashion Week Occitanie. La scorsa estate il Premio Moda di Matera le ha attribuito il Premio Cinema Couturier per un abito tributo a Brigitte Bardot. In pedana il Barocco è stato un’ouverture: dopo l’abito d’apertura, sontuoso e teatrale, la collezione ha cambiato registro, con abiti da sera contemporanei dalle linee nitide e dalla femminilità consapevole. Fra le modelle anche Jenny Di Marco e la stessa Claudia Chiari, in tubino nero e cappello a tesa larga in una citazione dichiarata di Colazione da Tiffany.

Ad Agde, a pochi chilometri da quella Pézenas dove Molière portò in scena per anni la sua compagnia, la stilista ha fondato l’Établissement Supérieur de Design et de Mode Italienne (ESDMI), la seconda scuola italiana di moda in Francia, dove forma le nuove generazioni del mestiere. Sanremo, però, non è stata soltanto una passerella: “Il mio progetto è portare qui la mia casa di alta moda, ed è per questo che io e Gianni Cirillo abbiamo cominciato a farci conoscere: lavoreremo insieme. A Sanremo aprirò anche la prima scuola francese di moda in Italia, perché lo scambio culturale per me è fondamentale. Faccio questo mestiere con passione da quarantaquattro anni: trasmettere il saper fare ai giovani e accompagnarli in un lavoro così complesso è l’obiettivo del mio futuro.”

Per l’uomo la scena è passata a Gianni Cirillo. Da oltre quarant’anni il couturier napoletano crea nel suo atelier di Aversa alta moda femminile, premiata nel 2019 a Dubai con il titolo di Best Collection per la collezione Almas. A Sanremo ha presentato la sua prima collezione maschile: un debutto che, fra queste mura, ha il sapore di un omaggio. Si parte dalle linee classiche della grande sartoria per approdare a capi dalla personalità spiccata, riscritti con un guizzo eccentrico che non rinuncia mai all’eleganza. “Ho scelto tessuti misti: fresco lana, raso di seta, broccato. E ho chiesto a Pietro Celiento di realizzare dei gioielli apposta, per creare qualcosa di diverso, di personalizzato” ha raccontato al pubblico.

I preziosi Prestige Gold di Pietro Celiento hanno illuminato le uscite di entrambi gli stilisti e hanno conquistato una passerella tutta loro, con le modelle vestite di nero, in una scelta di sottrazione che lasciava ai gioielli tutta la luce. Il maestro orafo casertano rilegge la tradizione partenopea con piglio contemporaneo e realizza ogni pezzo interamente a mano, anche su misura, secondo i desideri di chi lo indossa.

Lo sguardo, infine, si è spostato dalla pedana allo spazio espositivo. Qui l’artista Malou Renaud, di base in Svizzera, ha presentato “Perception”: quattro opere astratte in resina, allestite fra gli abiti su manichino di Rosa Addabbo e le creazioni femminili di Gianni Cirillo. Attraverso la materia e la profondità della resina, la serie esplora il confine invisibile fra ciò che si vede, ciò che si prova e ciò che si sceglie di mostrare. Fra queste, un tondo dalle trasparenze perlacee, attraversato da venature e scaglie d’oro, accostato a un abito da gran sera rosa cipria dal corpetto ricamato a rose. Arte e couture si rispondevano così, senza bisogno di parole.

Regia e coreografia sono state firmate da Stefania Coralluzzo e il trucco delle modelle dal make-up artist internazionale Andrea Pallanca. Calato il sipario, resta l’immagine di una Riviera tornata, per una notte, salotto d’Europa. E la promessa di una casa di alta moda e di una scuola che presto faranno di Sanremo anche il luogo dove la couture si crea e si impara.
Photo credits: Vincenzo Dell’Atti
Articolo a cura di Lucrezia Doria







