L’affascinante mito di Apollo e Dafne è linfa vitale per la nuova collezione primavera/estate 2025 del celebre couturier Antonio Grimaldi. Linee sinuose e raffinate, così come nel DNA del brand, riconoscibili per le silhouette scultoree e perfette in grado di esaltare i punti di forza delle donne. Ma le sorprese non finiscono in Casa Grimaldi. Il noto designer, infatti, ha presentato la collezione di prêt-à-porter, Fall/Winter 25-26 durante la New York Fashion Week. Il capitolo segna un nuovo corso del brand che offrirà una proposta innovativa e sofisticata volta a posizionarsi nel segmento del ready-to-wear, mantenendo intatti i pilastri del suo stile. Su Rinascimento Magazine vi proponiamo un’intervista in esclusiva ad Antonio Grimaldi.

Come è scaturito nel suo percorso creativo l’esigenza di realizzare una linea di prêt-à-porter?
Ho sempre sognato di vestire le donne in tutto il mondo, essere presente in vari multibrand. L’alta moda rimane la mia vocazione, avendo trovato un distributore americano ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso, una nuova avventura.
Com’è stata l’accoglienza del mercato americano?
Gli Stati Uniti si sono dimostrati molto interessati nei confronti della mia couture, ho esposto le mie creazioni in uno showroom stupendo, il The Good Sextet, in occasione della Fashion Week di New York, continuerò poi la vendita anche a Parigi e poi abbraccerò il Medio Oriente, ormai da anni mercato cardine delle mie creazioni. L’approccio all’alta moda è il face to face, ma andare ad una festa e scoprire che un mio abito possa essere indossato in occasione di un cocktail o di una serata mi rende orgoglioso. I miei tagli e tocchi sono super ricamati rispecchiano comunque quelli dell’haute couture. Questa nuova sfida rappresenta un’evoluzione del mio lavoro da creativo, è la possibilità per alcuni negozi selezionati di avere una collezione studiata sia per le grandi occasioni che per la quotidianità.

Entrando nel dettaglio di questa nuova collezione che abiti troviamo?
C’è il vestito da sera che anche con un sandalo di cuoio è perfetto per una serata, sono creazioni camaleontiche non pensate per il singolo evento. Tra i colori cult appare il giallo cedro, ma anche i neutri, come i rosa chiari, l’immancabile bianco e nero. Attualmente sono già al lavoro per la prossima collezione. E’ un altro passo, un altro germoglio che spunta.
Quali sono le richieste più diffuse tra le sue clienti?
Quando si ha a che fare con il mondo femminile si scopre che le donne hanno tante richieste, in primis quella di apparire al meglio nella propria fisicità. Creo pensando ad una donna libera che indossa i miei vestiti con naturalezza.
Come mai nella nuova collezione haute couture si è lasciato suggestionare dal mito classico di Apollo e Dafne?
Sono sempre stato affascinato da questa statua di Gian Lorenzo Bernini, una scultura imponente, ci si sofferma a guardarla e non si riesce a coglierne tutti i dettagli. La mitologia mi affascina, fa parte del mio DNA, in questa in particolare è vivo il tema del femminicidio. Dafne che chiede aiuto a suo padre per fuggire da Apollo, il genitore invece di proteggerla la trasforma in maniera atroce in un albero di alloro. Apollo utilizza l’alloro come il simbolo di vittoria e di sottomissione, in realtà questa pianta andrebbe bandita per il significato a cui è associata. La mia Dafne è una donna contemporanea, lei ha fatto soffermare la mia attenzione su tutte le donne vittime di abusi e sofferenze. La mia rappresentazione su stoffa si questo mito vuole essere un augurio a tutte le donne di potersi realizzare nel modo a loro più congeniale.
Come sono i volumi delle sue creazioni?
Gli abiti davanti sono importanti e di lato creano delle pieghe, i ricami riecheggiano le radici dell’alloro. La palette cromatica riecheggia al sughero, terra, rosa, glicine, pesca, bianco e nero in chiave rock con ricami che ricordano le borchie come se fossero scudi. Le giacche hanno degli spuntoni ed infondono l’idea di una donna guerriera. A completare i look ci sono le calzature di Rene Caovilla, gli iconici sandali serpenti, senza platform per una linea dal tocco leggero.
Si rinnova la collaborazione con Simone Guidarelli per lo styling.
Ho voluto una donna naturale, quasi spettinata, botticelliana, il trucco è nude solo lucido sullo zigomo, il mood è quello della leggerezza. Rispetto all’ultima collezione dedicata a Ljuba Rizzoli, io e Simone volevamo qualcosa di meno teatrale, più contemporaneo.

Quale potrebbe essere quindi la sua musa attuale?
Vedrei molto Tilda Swinton con questi abiti, lei rappresenta una bellezza non classica. Queste creazioni hanno lo scopo di dare spazio alla personalità di chi le interpreta, la donna prevale sulla collezione. La mia è una donna femminile, a tratti evanescente, non serve essere impostate, ma sognanti.
Cosa si augura dal futuro?
Sono felice di fare il mio lavoro quotidiano, certamente vorrei fare sempre di più, toccare l’apice, ma di fatto non l’ho mai perso. Molto spesso vediamo dei cambi repentini di direttori creativi di grandi maison, mi sembrano dei succhi di limone che vengono spremuti e poi di colpo buttati via. La mia stabilità e poter fare il mio lavoro con amore, autofinanziandomi e andando avanti con il mio team mi rende soddisfatto ed anche il fatto di poter tenere alta la bandiera.
Accetterebbe la sfida di essere un direttore creativo di un colosso di moda internazionale?
Avrei paura di modificare un mio equilibrio, interpretare lo stile di qualcun altro che è venuto prima di te non è facile, sarebbe una sfida realizzare delle creazioni per un brand che faccia il mio tipo di prodotto: cocktail, sera e gran sera, un settore nel quale nutro una profonda esperienza.
Articolo a cura di Elena Parmegiani








