Benvenuti al Savoy, fra magia e celebrità

Un pezzo di storia che va oltre l’atmosfera e gli arredi patinati, quella dell’Hotel Savoy sullo Strand di Londra. Oscar Wilde lo aveva scelto come alcova con il suo amante Sir Alfred Douglas, e fu nelle sue sale che Wiston Churchill decise di riunire il suo club politico privato e di tenervi quello che sarà il suo ultimo discorso pubblico. E già questo probabilmente basterebbe, senza considerare la lista degli ospiti che conta, fra gli altri, Edoardo VII, Marilyn Monroe, Coco Chanel, Charlie Chaplin, i Beatles, Cary Grant, Vivien Leigh, Humphrey Bogart ed Elisabeth Taylor.

Attualmente gestito dalla Fairmont Hotels & Resort, ha riaperto i battenti a 267 stanze nel 2010 dopo tre anni di ristrutturazione. La storia del Savoy inizia nel 1889 quando l’impresario teatrale Richard D’Oyly Carte decise di inaugurare il primo hotel di lusso della Gran Bretagna, mescolando nella sua essenza opulenza, tradizione vittoriana e innovazione con luce e ascensori elettrici, acqua calda e fredda. Carte ebbe l’idea brillante, è il caso di dire, di introdurre nell’intero complesso alberghiero l’illuminazione elettrica partendo dall’adiacente Savoy Theatre, costruito prima dell’hotel e anch’esso di sua proprietà, nonché primo edificio pubblico del paese a vantare questa comodità moderna.

Da uomo di spettacolo quale era, comprese profondamente l’importanza dell’intrattenimento per attrarre il pubblico. Del resto le maggiori celebrità dell’epoca, insieme alla nobiltà, erano proprio le stelle dello spettacolo e l’attrice Sarah Bernhardt, accompagnata dal suo setter irlandese Tosco, fu una delle prime a diventarne assidua frequentatrice. Artisti come Claude Monet e James Whistler dipinsero o disegnarono la vista dalle loro camere. Quando Londra ospitò un festival del cinema italiano, il Savoy si popolò di attrici italiane fra cui le leggendarie Sophia Loren e Gina Lollobrigida e la loro parata di abiti sontuosi sfoggiati nel momento clou del festival, la proiezione cinematografica a Leicester Square alla presenza di Sua Maestà la Regina. Del resto il trattamento per gli ospiti era impeccabile, quasi leggendario e si diceva che l’hotel tenesse un registro delle preferenze di ciascuno di loro per poterle preparare in anticipo.

Al Savoy non sono mai mancati ospiti tanto leggendari quanto bizzarri. Il milionario americano George Kessler, noto per le sue feste stravaganti, nel 1905 si inventò il Gondola Party per realizzare il quale fu allagato il cortile centrale per ricordare il Canal Grande di Venezia, fu creata una gondola con un tavolo per 24 persone e fu eretto un ponte per il passaggio di ospiti, camerieri e dell’elefantino che portò sul dorso la torta sulle note cantate dal più grande tenore dell’epoca, Enrico Caruso.

Fra tutti gli ospiti speciali, uno è di rito. Il gatto Kaspar. Tutto ebbe inizio nel 1898 quando il magnate di miniere Woolf Joel diede una cena alla quale erano previsti 14 ospiti, ma uno di loro all’ultimo momento non si presentò e una donna fra i presenti sentenziò che la prima persona che avrebbe lasciato la tavola sarebbe morta. E così fu poche settimane dopo, quando lo stesso magnate fu colpito da un proiettile.

Da allora, l’hotel mise a disposizione un membro del personale per le tavole con 13 ospiti, fino a quando nel 1926 lo scultore Basil Ionides non realizzò la statua di un gatto nero, Kaspar appunto, il quattordicesimo commensale che riceve ogni portata con tanto di tovagliolo legato al collo.

Articolo a cura di Lucrezia Doria

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