Antonio Grimaldi: “Il mio edonismo couture come atto di libertà”

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Nel cuore pulsante della couture parigina, Antonio Grimaldi riscrive il lessico dell’eleganza partendo da un’epoca in cui la bellezza era dichiarata, luminosa e vissuta senza esitazioni: i mitici Anni Ottanta. Ma non si tratta della nostalgia intonata da Raf nella celebre canzone dedicata a quest’epoca, bensì la collezione Couture Fall/Winter 2025–26 del celebre Maestro d’Alta Moda con atelier nel cuore del centro storico capitolino a Largo di Torre Argentina, ma forte di una consolidata clientela cosmopolita, non replica, ma interpreta con raffinatezza un preciso periodo. E lo fa attraverso una chiave del tutto intima e personale, ma perfettamente riconoscibile nel segno della sua couture: un edonismo consapevole, in cui moda, libertà e benessere si fondono in un’unica espressione creativa.

«Oggi più che mai sento il bisogno di celebrare un edonismo consapevole, dove la moda non è solo estetica e bellezza, ma un atto di libertà, di benessere personale e di forza», dichiara lo stilista.

Grimaldi attinge all’opulenza visiva degli Eighties – decade di eccessi, corpi scolpiti, linee affermative e desiderio di esistere con potenza – e la filtra con la fluidità contemporanea, trasformandola in abiti che sembrano nati per il movimento e l’affermazione di sé. In passerella abbiamo ammirato i codici della sua alta moda eterea e raffinata che si smaterializzano e si ricompongono in nuove architetture. Ventisette look strabilianti di haute couture sono svelati al tramonto nel suggestivo scenario della terrazza del Pincio dell’iconica Casina Valadier a Roma, al cospetto di centosettanta selezionati ospiti, tra cui Fiorella Mannoia, Laura Morante, Ornella Muti e la figlia Carolina, Lucrezia Lante della Rovere, Giovanni Malagò, Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda della Capitale e Alessandro Baricco, che alternano leggerezze impalpabili a costruzioni monumentali, come petali scolpiti in tulle o nastri laser-cut che si fanno stole, cappe, strutture dinamiche. Su Rinascimento Magazine l’intervista esclusiva ad Antonio Grimaldi.

C’è fervore in questi giorni nella Capitale grazie alle sfilate di grandi brand di alta moda che scelgono la Città Eterna per presentare le proprie collezioni. Ritiene che a Roma la moda stia ricominciando a farci sognare?

Gli eventi nella Città Eterna sono doverosi, siamo in un posto magico come nessun altro al mondo, ben vengano che anche i grandi marchi come Dolce & Gabbana, Dior, scelgano di essere qui. Spero che questa città venga osannata come merita, venivamo da un periodo di gloria per l’alta moda e spero che tutto ciò possa tornare.

Nelle sue nuove proposte si è lasciato suggestionare dall’edonismo ed ha scelto la Casina Valadier per la sfilata, come nasce questa idea?

Questa celebre location è un posto elitario, da ragazzo andai proprio qui a vedere la sfilata di Rocco Barocco e ne rimasi colpito. La mia scelta è ricaduta su questo luogo per il panorama spettacolare e perché si sposa perfettamente con la tematica delle mie nuove proposte.

La sua ultima sfilata live è stata nel 2022 al MAXXI, poi la scelta di presentare le sue collezioni in maniera digital per poter raggiungere la sua numerosa clientela internazionale. Che effetto le ha fatto il calore del pubblico a fine show?

Il contatto con il pubblico è importante, sono un couturier alla vecchia maniera, ed il defilè live è per me emozionante. Mi hanno raggiunto le mie amiche storiche come Lucrezia Lante della Rovere, pensi l’ho vestita anni fa in Tutti gli Zeri del mondo, la trasmissione su Rai1, andavamo a fare le prove a Rione Monti dove all’epoca sia io che Lucrezia abitavamo, ci lega un profondo rapporto di stima e di affetto. Laura Morante anche nel parterre non si concede facilmente al pubblico, è una persona umile. Io ed Ornella Muti, anch’essa mia ospite, siamo nati lo stesso giorno, il 9 marzo, siamo due introversi.

A proposito di Lucrezia Lante della Rovere, lei aveva vestito anche sua madre, Marina Ripa di Meana, realizzandone persino l’abito di nozze.

Sì, per le sue nozze con Carlo Ripa di Meana le confezionai l’abito, fu emozionante, sfilò per me anche a Palermo, una donna di grande classe, esuberante, ma con stile.

Maestro Grimaldi cosa rappresenta per lei la bellezza?

La bellezza la trovo ovunque, nei miei viaggi di lavoro, tra le varie etnie, a Roma la bellezza è a cielo aperto. Non è solo estetica, è qualcosa che ti fa stare bene con te stesso. All’epoca dell’edonismo nella moda la bellezza era sfrontata, si osava con i volumi, colori, accessori, nell’edonismo all’epoca di Reagan, anche se non era un periodo facile, si poteva dire qualsiasi cosa. Ricordo lo stile di vita dell’epoca, i mitici salotti di Marta Marzotto e di Marina Ripa di Meana, come esempio di edonismo mi viene in mente anche Dynasty, con Joan Collins con i suoi mitici tailleur Anni Ottanta, con la sua cattiveria e le unghie rosse smaltate, ma anche la soap Dallas, dove l’eleganza veniva fuori a 360 gradi, purtroppo abbiamo perso tutto ciò. All’epoca le signore facevano persino tre cambi d’abito durante la giornata, per le donne mostrare la propria mise era fondamentale.

In passerella abbiamo ammirato delle lavorazioni sempre più accurate, con un imprinting Anni Ottanta, ma sempre riconoscibili nello stile della sua sofisticata haute couture, quanto è importante la riconoscibilità per un brand?

E’ fondamentale, avere uno stile soprattutto per una Maison come la mia, altrimenti si diventa non riconoscibili. Ho creato dei volumi di tulle e delle ruche Anni Ottanta, ma la sfida è sempre rimanere se stessi.

A pendant dei suoi look c’erano delle splendide borse gioiello.

Ho invitato Marco Piras a pensare a qualcosa da sera perché aveva realizzato molti modelli da giorno, poi la nostra decisione è virata sulla borsa gioiello grande ricamata, abbinata alla scarpa in pendant. Le calzature sono realizzate su mio disegno nel distretto calzaturiero di Civitanova Marche.

Anche per questa collezione si avvale dello styling del talentuoso Simone Guidarelli.

La collaborazione con Simone è importante, fa parte di un progetto creativo ben preciso. Abbiamo studiato un trucco Anni Ottanta marcato con fard e blush, l’occhio colorato, i capelli raccolti con degli chignon piramidali che slanciano la figura, ed abbiamo curato il casting delle modelle di Milano.

Quante ore richiedono la lavorazione dei capi di haute couture?

Un tempo immenso, doppiamo i tessuti come i gazar, lavoriamo in maniera certosina. Si sono persino complimentati con me Stefano Dominella della Maison Gattinoni e Roberto Capucci, sono stato davvero felice di ricevere le loro telefonate di stima ed affetto.

Come vira la palette cromatica della sua nuova Fall/Winter 25-26?

C’è l’immancabile bianco e nero coadiuvato dal testa di moro, arancio chiaro, rosa pesco e rosa ciclamino.

Mi ha colpito molto l’abito corallo con petali.

Ad alcuni artigiani che realizzano fiori di seta gli abbiamo commissionato dei petali in degradè, li abbiamo poi dati alle ricamatrici e posizionati sulle cappe, stole, borse, mini dress, sui bordi delle gonne. Ci sono nastri tagliati al laser, sfumati verso la vita. Le lunghezze degli abiti si compongono in long dress da gran sera o mini dress, una scelta volutamente riconoscibile.

Come sta andando il suo nuovo progetto di prêt-à-porter ?

La prossima settimana sarò a Milano per scattare la nuova collezione, dal 5 al 15 settembre mi recherò a New York per la Fashion Week e ad ottobre prossimo tornerò alla Paris Fashion Week, dove incontrerò i vari buyers. Le mie clienti da tempo mi chiedevano abiti per occasioni meno formali, per cocktail, avevano necessità di look più portabili rispetto a quelli di alta moda. Sono felice di averle potute aiutare.

Come trascorrerà le vacanze estive?

In Italia, saranno brevi, andrò in Sicilia ad Agrigento e Noto per poi correre in Kuwait a fine agosto per incontrare le mie clienti.

Photo Credits: Launchmetrics – Luca Sorrentino – Paolo Lanzi – Salvatore Dragone – Andrea Andrian

Articolo a cura di Elena Parmegiani

XOXO
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