Se il committente di un dipinto chiedesse un’immagine di donna capace di incarnare bellezza perfetta, eleganza italiana, fascino e sensualità, allora il pittore si troverebbe a rappresentare la quintessenza del femminile e sulla tela comparirebbe il volto di Monica Bellucci. Avrebbe il sapore senza tempo della dolce vita, il profumo aspro e fresco del mediterraneo, la dolcezza aggraziata di una Madonna rinascimentale, l’intensità del bianco e nero e la seduzione delle labbra tinte di rosso. Ci sarebbero il pizzo, l’atmosfera dei vespri siciliani e un corsetto che stringe fra le sue stecche la forma di una clessidra.

L’attrice originaria di Città di Castello è ancora la più bella del reame, armoniosa e lontana da cliché artefatti, fresca di trasformazione per il suo Tim Burton sul set di “Beetlejuice Beetlejuice” nella sposa cadavere fatta a pezzi dall’ex marito Beetlejuice. “Delores è un mostro, ma è una creatura che ho amato molto, perché è una donna che riesce a rimettere letteralmente insieme i suoi pezzi. È bella come pericolosa ed è la metafora della vita in cui abbiamo tutti delle ferite emotive, ma siamo comunque pronti a rimetterci in piedi. E malgrado il dolore, ritorna alla vita con forza. Mi piace pensare che sia un simbolo bello per le donne” commenta la Bellucci il suo personaggio, e probabilmente anche se stessa. Così diversi e così innamorati, Monica e Tim descrivono il loro amore maturo come un incontro di anime e lo scorso anno, Vogue ha fatto di lui il fotografo per celebrare i sessant’anni di lei fra le creature fantastiche del burtoniano ante litteram sacro bosco di Bomarzo. Fautrice dell’estetica che asseconda il tempo che passa, ha dato lezione di age positive quando ha dichiarato: “Penso che perdere poco a poco la bellezza biologica della giovinezza ci dia la possibilità di guardare la vita da un’altra prospettiva. Forse possiamo chiamarlo il privilegio dell’esperienza e della maturità”. Spiega però che ama il makeup fin da quando era bambina perché dà vita alle fantasie, permette di fuggire dalla realtà e inventare i personaggi. E lei ad evadere dal quotidiano, ha iniziato presto. A sedici anni già volava a Milano e Parigi come modella per poi ritrovare la normalità dei banchi del liceo, un modo duale di vivere che la tiene tuttora ancorata alla realtà e al suo equilibrio.

Durante l’università calca le passerelle degli stilisti più importanti, fino a quando debutta come attrice in una serie televisiva diretta da Dino Risi. “La voglia di fare questo lavoro è nata dai tanti personaggi che ho visto interpretare da queste grandi attrici: Sophia Loren, Anna Magnani, Giulietta Masina, Lea Massari, Monica Vitti. Queste donne mi hanno fatto sognare con la loro femminilità forte, sensuale, materna e pericolosa allo stesso tempo. Cerco sempre di dedicare del tempo alle mie passioni: il cinema, l’opera, il teatro, di modo che la mia parte artistica si sviluppi ed evolva non solo attraverso il mio lavoro” racconta la diva che ancora oggi scaccia la paura di salire sul palco ascoltando la Callas. Negli anni ’90 viene immortalata icona sexy dagli scatti di Richard Avedon, Fabrizio Ferri e Giampaolo Barbieri, fa il suo ingresso a Hollywood con il “Dracula” del celebre Francis Ford Coppola e diventa musa eterna di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, con un amore scoccato a prima vista durante un casting. Instaura con gli stilisti un legame indissolubile suggellato da Giuseppe Tornatore e raccontato dall’estetica sofisticata del volume “Monica” edito da Rizzoli. Fu il regista siciliano a dirigerla nello spot dello scalpore del loro primo profumo, sulle note inconfondibili di Ennio Morricone. Nel suo primo film da protagonista, “La riffa”, veste i panni di una giovane e bellissima vedova oggetto del desiderio. Un ruolo che si presenterà più volte nella sua filmografia e la consacrerà definitivamente con il ritorno del trio Bellucci, Tornatore, Morricone, nei panni di “Malena” dove un intero paesino della Sicilia, al tempo della Seconda Guerra Mondiale, si divide per lei fra brama ossessiva degli uomini e invidia velenosa delle donne. Indosserà di nuovo il velo nero quando, all’alba dei cinquant’anni, diventerà la Bond Girl più matura di sempre al fianco di Daniel Craig.

Prende parte a produzioni americane come “Under Suspicion”, i sequel di “Matrix”, “La passione di Cristo” di Mel Gibson, “I fratelli Grimm e l’incantevole strega” e nel 2017 è stata invitata ad entrare nella Academy of Motion Picture Arts and Sciences, e dunque a votare come giuria per gli Oscar. E francesi come “Asterix e Obelix Missione Cleopatra”, iniziate con “L’appartamento” dove conobbe l’ex marito Vincent Cassel con il quale avviò un sodalizio artistico il cui film più controverso resta “Irréversible”, per una lunga e realistica scena di stupro. Ma il suo amore più grande porta i nomi delle figlie nate dal matrimonio, Deva e Léonie, quello da cui trae forza e che per lei è tutto.
Articolo a cura di Claudia Chiari









