Se c’è un attore che riesce a mettere d’accordo almeno tre generazioni, quello è proprio lui, la star perennial di Hollywood fra le poche a vantare una filmografia di quasi soli successi, tanto di pubblico quanto di critica. Del resto Tom Cruise è l’uomo delle missioni impossibili e, quando ancora giovanissimo si trasferisce prima a New York per studiare recitazione e poi a Los Angeles, si dà tempo tre anni per brillare nel firmamento dell’industria cinematografica. Il talento del ragazzo dal sorriso smagliante è indiscutibile, ma i suoi migliori assi nella manica sono probabilmente altri, quali una determinazione incrollabile, una disciplina militare e un perfezionismo maniacale. Il suo inizio è stato davvero in salita, fra dislessia diagnosticata a sette anni, situazione familiare faticosa, educazione rigida comprensiva di seminario francescano e continui spostamenti che gli hanno fatto cambiare una scuola dopo l’altra.

In occasione del suo primo Oscar, quello alla carriera durante i Governors Awards una manciata di mesi fa, si è mostrato emozionato nel riavvolgere la pellicola della sua storia, fuori dagli schemi a cui ci ha abituato. “Il mio amore per il cinema è iniziato quando ero ancora bambino. All’improvviso il mondo mi è sembrato tanto più grande di quello che conoscevo” ha esordito. “Non importa da dove veniamo, in quel teatro ridiamo insieme, ci emozioniamo insieme, speriamo insieme, sogniamo insieme, è questo il potere di questa forma d’arte. Fare film non è ciò che faccio, è ciò che sono” ha detto dichiarando il suo amore incondizionato per il grande schermo. Dopo il debutto con Franco Zeffirelli, ottiene il suo primo ruolo da protagonista in “Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano” come da scadenza prefissata. L’anno seguente lo sceglie Ridley Scott e quello dopo passa di diritto alla categoria icone vestendo i panni del pilota Maverick in “Top Gun.” Ancora acerbo, dimostra di saperci fare come coprotagonista accanto ad attori del calibro di Paul Newman e Dustin Hoffman, rispettivamente ne “Il colore dei soldi” e “Rain Man – L’uomo della pioggia.” Chiude il decennio con la sua prima nomination, interpretando magistralmente un reduce invalido del Vietnam che arriva ad una presa di coscienza pacifista in “Nato il quattro luglio.”

Gli anni ’90 lo trasformano nell’attore più pagato di Hollywood. Li inaugura conoscendo Nicole Kidman sul set, la bellezza di alabastro che diventerà sua moglie e con la quale condividerà altre due pellicole, fra cui il testamento spirituale del maestro Kubrick “Eyes Wide Shut,” segnato da una produzione snervante di tre anni che scandisce la fine della coppia d’oro di Hollywood. I titoli di culto si susseguono, da “Codice d’onore” a “Jerry Mcguire”, da “Minority Report” a “L’ultimo samurai,” e finalmente stupisce nel ruolo del villain che gli calza a pennello: bello e sanguinario in “Intervista col vampiro” accanto ad un emergente Brad Pitt, e guru misogino della seduzione in “Magnolia,” un’interpretazione potente e sovraccarica di estro creativo.

Due delle sue migliori performance, per l’appunto nei panni dell’anti-eroe, sono passate inspiegabilmente in sordina: quella del serial killer in “Collateral,” un noir girato tutto in notturna, e quella di una rock star promiscua, depressa e sregolata in “Rock of Ages,” dove sfodera un talento da palcoscenico cantando hits di Bon Jovi e Guns N’Roses. Tom però preferisce salvare il mondo in outfit biker chic e occhiali da sole, alternandoli a completi a tre pezzi delle grandi maison italiane sui red carpet, e trova nell’agente segreto di “Mission: Impossible” il suo alter ego per antonomasia, tanto da produrre lui stesso tutti i capitoli della saga nell’arco dei successivi trent’anni.

Marginalizzata la carriera di attore più sofisticato, il marchio di fabbrica Tom Cruise diventa l’acrobazia con prove di coraggio arginate solo da imbracature eliminate in post produzione: l’abbiamo visto arrampicarsi su un elicottero in volo, aggrapparsi all’ala di un biplano mentre si capovolge e sul lato di un aereo mentre decolla e, come nei migliori manga giapponesi, saltare da un precipizio in sella ad una moto abbandonandola a mezz’aria per buttarsi su un treno in corsa con il paracadute. Il volto di Tom Cruise tuttavia è anche quello controverso di Scientology, dottrina a cui lo introdusse la prima moglie e alla quale lui ha aderito con derive che gli hanno fatto traballare reputazione e incassi, specie per quella bizzarra intervista nel salotto di Oprah Winfrey di metà anni 2000. Oltre che probabilmente aver inciso sulla fine delle sue relazioni, per certo quella con Katie Holmes, sposata in terze nozze, e la figlia nata da queste ultime.

È seguita la missione di riabilitare la propria immagine prendendosi con leggerezza e ironia, cosa che gli è decisamente riuscita, come ha dimostrato l’accoglienza di “Top Gun: Maverick” nelle sale. Detta con le parole dell’Academy, Cruise ha contribuito a guidare l’industria attraverso un periodo difficile durante la pandemia di Covid-19, dimostrando un profondo impegno per la sua arte, inclusa l’esecuzione di tutti i suoi stunt.
Articolo a cura di Claudia Chiari
Direttore Editoriale Celebre Magazine – Rinascimento Magazine








