C’è qualcosa di omerico nel paesaggio scavato nel tufo della Città dei Sassi che accoglie i viaggiatori restituendoli al mondo con uno sguardo mutato, come la petrosa Itaca a cui si torna diversi da come si è partiti. È un teatro a cielo aperto, dove la sera d’estate la pietra si accende di un oro che pare svelare ogni epoca vissuta: qui del resto l’uomo abita la roccia da un tempo che sfugge alla memoria e i rioni Barisano e Caveoso custodiscono, oltre alle celebri case-grotta patrimonio Unesco, un fitto reticolo di chiese rupestri, cripte bizantine affrescate e facciate barocche innestate più tardi sulle medesime architetture in una stratificazione continua.
In questo scenario di pietra e luce si è svolta l’edizione che ha celebrato il 15° anniversario del Premio Moda, promosso dall’APS Officina della Cultura ETS, che dall’8 al 12 luglio ha restituito ai Sassi la vocazione di crocevia fra popoli, linguaggi e mestieri d’arte. Sacro e profano si erano già dati appuntamento su queste pietre prima che vi sfilasse la moda, e se Mel Gibson ambientò la Gerusalemme della sua “Passione di Cristo” fra i vicoli della Civita e la scalinata di via Muro, è proprio fra i vicoli intorno alla chiesa di San Francesco d’Assisi, la piazza che avrebbe accolto più tardi la couture internazionale della manifestazione, e piazza San Pietro Caveoso che Daniel Craig sfrecciò al volante della sua Aston Martin nei panni di James Bond in “No Time to Die.”

Questo è l’anno in cui Matera condivide con la città marocchina di Tétouan il titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, un riconoscimento che ha conferito alla rassegna un respiro ancora più ampio. Sotto il patrocinio del Comune di Matera, dell’APT Basilicata, della Regione Basilicata, della Fondazione Matera Basilicata 2029 e di Confartigianato Nazionale, il Premio Moda ha richiamato stilisti, couturier, artisti e giornalisti dall’Italia e dal mondo, tenendo insieme le sue molteplici anime grazie alla postura culturale che lo contraddistingue.
Un evento che non ha messo solo in scena abiti, ma ha raccontato territori, biografie e costume trovando nel mito di Brigitte Bardot il filo conduttore dell’intera kermesse. Dietro le quinte, la direzione artistica di Enzo Centonze, la regia di Stefania Coralluzzo, la direzione del format di Paolo Fumarulo, le pubbliche relazioni di Nicola Altomonte, con il contributo di Vincenzo Testa, Enzo Dell’Atti, Umberto Fadda, Sandro Quarto, Alessandro Palmiero e Nunzio Cancelliere alla fotografia, di Sara De Virgilio al make-up e di Enzo Estilo, Elisa Massari e Samy D’Amico all’hair styling.

Piazza Vittorio Veneto, cuore pulsante della città, si è trasformata per la prima volta in passerella urbana, offrendo alla moda emergente un palcoscenico insolito. Sotto la conduzione colta di Ivana Pantaleo, i finalisti si sono confrontati nelle categorie previste, cimentandosi nella prova speciale dell’abito tributo alla Bardot: il Premio Prêt-à-Porter è stato assegnato dalla giuria a Dorotea Sušić, il Premio Cinema Prêt-à-Porter a Jessica Cavarischia, mentre Davide Morreale si è aggiudicato la doppietta della serata, conquistando sia il Premio Alta Moda sia il Premio Cinema Alta Moda. Nella sezione prêt-à-porter, la rappresentanza italiana ha aperto le danze con Saverio Barone che ha tradotto in tessuto la propria ricerca sull’Emozionismo Riflessivo; Myriam Francese ha reinterpretato Bardot con una capsule di corsetteria strutturata; Jessica Cavarischia, con i suoi Abissi Sartoriali, ha proposto una collezione fatta a mano fra ikigai giapponese e profondità marine. Fra Guinea e Francia, Mouctar Dieng ha reso omaggio alla Riviera con un dialogo cromatico fra bianco e blu fatto di silhouette fresche. Nutrita e concettuale la delegazione serba: Dorotea Sušić, con After Detritus ha raccontato la bellezza che germoglia dopo la distruzione; Bojana Prokić ha celebrato la lentezza fra uncinetto e ricamo; Jelica Zrnzevic ha elevato la tessitura manuale ad atto meditativo; Ana Brdarac ha fuso fiaba e tradizione tessile.

Anche nella sezione alta moda, i registri linguistici sartoriali sono stati molto diversi fra loro. Dall’Italia, Antonino Kevin Tuccio ha riletto l’epoca d’oro hollywoodiana con silhouette scultoree; Davide Morreale, con Dominia Lux ha eretto la sartoria a simbolo di forza interiore; Paola Petracci, in Essenza di Femminilità ha scandito le molteplici dimensioni della donna; Cettina Ricca ha trasformato i disegni infantili in raffinatezza sartoriale. Dalla Francia, Shanna Boyer ha rievocato gli anni Sessanta della Riviera. Corposa e concettuale, ancora una volta, la delegazione serba: Emina Fetahović ha esplorato il legame fra stati emotivi e forme sartoriali; Fatma Halitović con Noctis ha indagato il mistero dell’oscurità fra surrealismo e volumi scultorei; Dina Mehmedović, ispirandosi alla Francesca da Rimini dantesca, ha raccontato in Dante’s Sin il conflitto fra desiderio e moralità; Melanija Vasić ha valorizzato in Amanet il riuso creativo; Teodora Stojanov con Eternal Lumière ha affidato a tulle e pizzi una femminilità dai riflessi klimtiani.

Se la prima serata ha avuto il sapore della scoperta, quella successiva ha assunto i tratti solenni della consacrazione. Piazza San Francesco d’Assisi, dominata dalla stupefacente facciata barocca dell’omonima chiesa, ha ospitato il gala dedicato ai couturier, momento culminante della Settimana della Cultura presentato dal noto presentatore televisivo Beppe Convertini, affiancato da Ivana Pantaleo in un duetto perfettamente riuscito. Stilisti ancora una volta in gara per l’abito tributo al mito Bardot che ha visto l’assegnazione del Premio Cinema Couturier a Rosa Addabbo Couture che ha giocato con elementi cari all’attrice quali la stampa vichy blu, i fiocchi, gli shorts attillati, guarniti di cappello e occhiali estivi.


L’internazionalità si è confermata parola chiave anche della seconda serata. Dall’Italia, Gianni Cirillo ha omaggiato una femminilità leggiadra e poetica fatta di tessuti che scivolano lungo linee pulite, e l’ha impreziosita con bustier, stringivita e drappeggi; Bruna Couture ha firmato abiti da sposa e da gala dall’impatto cromatico in equilibrio fra contrasti, passando per il sapore flapper di piume e cristalli; Adriana Monaco ha attinto al registro teatrale fra gorgiere barocche, perle rinascimentali e fiocchi settecenteschi; Claudio Greco ha proposto un’eleganza calibrata su bianco e beige, fra taffetà e macramè; Rossana Prisciantelli ha reso il plissé struttura viva sul corpo con la sua sofisticata Plisségraphie; il duo Sciamat, con Silvana Di Nunzio e Valentino Ricci, ha scandito il rigore delle forme enfatizzandole con la dicotomia del bianco e nero; la lucana Damiana Spoto ha fatto incontrare Oriente e paesaggi locali nella linea Kimono Le4uadre; Aris Rocco Albano, ancora dalla Basilicata, ha lavorato la pelle fra innovazione e sostenibilità; Giuseppina Di Bartolo con Filo Rosso ha raccontato passione e rinascita in total red; Nicola Pica, con Maison Pica, ha trasformato la sua arte contemporanea in borse d’autore. Dal Venezuela Rosa Matiguan ha condensato cinquant’anni di carriera fra la sua terra e Venezia; dal Messico, Sally Salas ha presentato sperimentazioni materiche, mentre dalla Bolivia, Piedades Villavicencio Rossell ha portato in scena una moda per ogni fisicità. Dalla Francia, Rosa Addabbo Couture ha reso omaggio alla diva con abiti che enfatizzano il punto vita e i volumi. A chiudere, dalla Serbia, la maglieria artigianale fra identità e tradizione di Paduri di Milica Bainović-Jović.


Gran finale con l’ospite d’onore Giovanni Cannistrà, premiato per l’occasione come ambasciatore dell’alta sartoria italiana nel mondo. Lo stilista ha stupito con una collezione di raffinata bellezza e sontuosa sensualità, capace di sublimare il femminile reinterpretando gessati, pied-de-poule e grisaglie maschili impreziositi da pizzi e ricami, e alternando tailleur anni Cinquanta a creazioni serali dai colori intensi e scintillanti.

Il Premio alla Carriera è andato al maestro della fotografia Rino Barillari, noto come “Il Re dei Paparazzi,” e non sono mancati riconoscimenti all’eccellenza nel giornalismo che contribuisce a diffondere la moda e divulgare la cultura del Made in Italy: fra i premiati, Claudia Chiari, direttrice editoriale di Celebre Magazine World che, nel ricevere il premio, ha evidenziato come questa nuova modalità di raccontare il fashion system che dà spessore all’estetica ed eleva la moda ad arte del Premio Moda, sia estremamente interessante.

Il 12 luglio, l’Hub Temporaneo di via del Corso ha inaugurato la 9ª ModArt Cult Exhibition, visitabile fino al 26 luglio, dedicata all’immaginario di Bardot con circa venti creazioni firmate dagli stilisti in gara che dialogano con scatti iconici della celebrità, capaci di restituire uno sguardo autentico e senza filtri sulla sua figura privata e pubblica, firmati da Rino Barillari che ha inaugurato il vernissage insieme al professor Antonello Di Pinto, scrittore e critico d’arte. Cala così il sipario su un’edizione che ha saputo tenere insieme afflato mediterraneo e concretezza sartoriale: Matera, ancora una volta, si conferma non semplice cornice ma protagonista di un racconto in cui la bellezza, quella antica dei Sassi e quella contemporanea delle passerelle, resta lo strumento più efficace per avvicinare le culture diverse dal mondo.
Articolo a cura di Lucrezia Doria








