L’alchimia artistica di Gianluca Saitto

Gianluca Saitto vuol dire molte cose: dalle collezioni moda ai costumi per le celebrities, dal balletto alla passione per l’antichità passando per le mise en place. Nelle sue creazioni occidente e modernità si fondono con arte e storia trovando un loro equilibrio, i tagli sono spesso geometrici e d’ispirazione architettonica, ambito quest’ultimo degli studi universitari a Firenze dello stilista milanese. Quindici anni fa Gianluca dà vita all’atelier di alta sartoria che porta il suo nome, facendo sin da subito dei ricami-gioiello fatti a mano la propria firma.  E già nella sua prima boutique nel cuore del capoluogo lombardo, arredata secondo il suo gusto, si respira arte ovunque, nei mobili, negli specchi, nei pezzi d’antiquariato. Allo stesso modo, le sue collezioni attingono ispirazione a epoche storiche e luoghi diversi: l’oro dell’antico Egitto e quello dell’opulenza barocca, l’eleganza del rinascimento e del neoclassicismo, l’effervescenza degli anni ’20 e la sacralità del Tibet.

Sperimentazioni, ricercatezza di materiali e lavorazioni sono parte del fermento del laboratorio artistico di Gianluca Saitto, sia per le creazioni rivolte alla clientela che per quelle destinate al palcoscenico di artisti del calibro di Patty Pravo e Loredana Bertè.  Senza dimenticare quelle destinate al corpo di ballo delle produzioni dell’Opera del Cairo come Coppélia, La Bayadère e La figlia del faraone. L’ultimo progetto si chiama Cosmic Tables. Ideato da Cosimo Ciaglia, parla di allestimenti a tema della tavola particolarmente raffinati e che danno vita a preziose scenografie. Di questo e della visione del suo percorso, Saitto ce ne ha parlato in occasione di un’intervista fuori dagli schemi della moda.

Se dovesse descrivere Gianluca Saitto, con quali parole lo farebbe?

Gianluca è assai poliedrico, sfaccettato e soprattutto curioso. Una curiosità che lo accompagna inarrestabile da quando è bambino. Tutto nasce sicuramente da un più profondo sentire, da un temperamento dell’anima in cerca di armonie ed equilibri da tradurre, una voce che mi parla e mi aiuta a procedere nel percorso. Memorie forse di antiche esperienze, di altre epoche e vite. Chissà. Ognuno porta con sé un bagaglio più o meno ingombrante dove vengono custodite tante storie e informazioni che al momento opportuno emergono: mi arrivano inaspettate e riescono sempre a sorprendermi. L’atto creativo puro si può definirlo qualcosa di magico, scevro da paletti e logiche terrene. Ci si immerge nei propri abissi e, attraverso l’ispirazione, si viene condotti in un mondo di idee e suggestioni che servono da ingredienti per dar vita alla creazione. Che sia un abito, un costume o altro ancora, è il nostro sé interiore che agisce da filtro delle informazioni a nostra disposizione e ci dà la giusta chiave per proporre qualcosa, in linea con sensazioni e vibrazioni attinte su più livelli. Penso che quando si crea in maniera pura e sincera, si trasmetta un non so cosa all’oggetto realizzato che poi continua a vivere con esso. Così ad esempio, disegno un capo pensando che debba trasmettere benessere a chi lo indossa, comunicare un’emozione: sentirsi belli oppure forti, in armonia o ancora ispirati. Insomma, a ciascuno la cura delle proprie esigenze.

Le linee dei suoi abiti hanno un’eco architettonica: c’è un filo che le unisce?

Questo è fra gli aspetti apparentemente senza risposta: non so spiegare il motivo razionale della mia propensione per queste caratteristiche estetiche e grafiche. Sono emerse dal bagaglio di cui parlavo, come l’accostamento di due colori o fantasie, o ancora l’abbinamento di oggetti d’arredo nella stessa stanza. È una questione sottile quella che mi fa trovare la combinazione armonica e che sento fa risuonare all’unisono la sinfonia delle mie corde interiori. Alla base del mio percorso artistico, ci sono costanti evoluzioni di studi e approfondimenti legati all’arte e alla spiritualità. Si tratta di un insieme di dati che mi aiuta a sollecitare ripetutamente le sfumature più intime del mio fare creativo.

Come nascono le sue creazioni e collaborazioni artistiche?

L’ispirazione, come dicevo, può arrivare da una fonte ignota, da un differente livello di vibrazione, oppure più semplicemente da un incontro, un viaggio, un quadro, un’emozione. Ma questi ultimi sono davvero casuali? Personalmente, credo che il caso non esista. Lo si scopre sovente dopo, quando la visione si allarga e ci consente uno sguardo definito d’insieme. Con il tempo, sto apprendendo sempre più a scorgere questi segnali: è una sorta di esercizio continuativo, come se volassi e potessi vedere da un punto di vista differente quella che, sino a quel momento, era la prospettiva comune. Ed è allora che tutto cambia!

Anche dietro gli incontri che ho avuto con artisti con cui ho collaborato, e che ho avuto modo di conoscere sotto l’aspetto umano e personale, sono certo che si celi un motivo: da alcuni si impara qualcosa, da altri meno, certo è che l’incontro, oltre che essere un generatore di stimoli, serve ad evolvere noi stessi per il tramite di prove e scambi. Sto imparando a guardare oltre, ad assimilare dalla realtà circostante tutto quello che può servire per arrivare in fondo al sentiero il più possibile accresciuto e pronto per il grande ritorno.

La sua ultima novità parla di mise en place. Ci racconta di più?

Ecco un’altra sfida, un’altra avventura. Da sempre mi cimento e diverto nella creazione di mise en place che riflettano il mio gusto estetico. E come sempre arriva il momento in cui, se il viaggio deve partire, si creano le condizioni affinché la nave possa salpare. Cosi, con il mio partner in crime Cosimo Ciaglia, mi sono affiancato alla sua Cosmic Tables per poter esprimere anche questa mia passione.

Cosimo ha creato questo progetto immaginandolo come un universo dedicato all’estetica della tavola, con tutte le sue galassie e sfaccettature: quante sono le stelle che brillano nel cielo, tante sono le combinazioni che si possono trovare. Grazie a sensibilità e attenzione ai dettagli, riesce ogni volta ad infondere quel quid in più di cui parlavo che fa la differenza. Quell’aspetto che, emozionando l’anima, lascia il segno. Il desiderio di Cosimo è quello di trasformare la tavola in un’esperienza estetica e sensoriale capace di evocare sensazioni uniche, con raffinati rimandi alla tradizione e all’artigianalità, allontanandosi però da rigide convenzioni per abbracciare un’estetica più vivace, rilassata e creativa, dove armonia e spontaneità si incontrano con innato equilibrio.

www.gianlucasaitto.it    @gianlucasaitto

www.cosmictables.com   @cosmictables

Articolo a cura di Claudia Chiari

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