Ferrari F40: Regina della strada dal 1987

Maranello, 21 luglio 1987. Enzo Ferrari svela al mondo una vettura da corsa omologata per l’uso stradale; sarà l’ultima approvata personalmente dal Commendatore prima della sua scomparsa.  Quel giorno sarà l’inizio della legenda. Scrivere della F40 oggi come allora è sempre emozionante e coinvolgente, perché si parla di un capolavoro assoluto, un’autentica opera d’arte su cerchi cinque razze scomponibili, con attacco monodado.

Dopo la presentazione della 288 GTO nel 1984 in Ferrari iniziarono a pensare ad una vettura ancora più performante destinata al gruppo B: la GTO Evoluzione. Una versione potentissima con largo uso di materiali compositi ed aerodinamica dedicata, una meccanica raffinata in grado di erogare 650 CV e spingerla fino a 370 km/h. Ne verranno realizzati solo cinque esemplari. Una vettura di laboratorio per il futuro modello di punta della casa del cavallino rampante da presentare per celebrare i 40 anni della Ferrari. Nasce così la F40 che diventa immediatamente un’icona.

La presentazione lascia tutti estasiati e segna un passaggio epocale nel mondo delle supercar, segnando un “prima” e “dopo” F40. Le sue forme trasmettono dinamismo puro, la carrozzeria riveste una    meccanica stratosferica e lo fa in maniera esplicita, senza compromessi. Una vettura che già da ferma dichiara tutto il suo carattere. Cofano anteriore lungo e spiovente con fanaleria pop-up che sovrasta le funzioni primarie poste sotto una lente trasparente, nella zona centrale due prese d’aria naca. La fiancata con la porta rientrata rispetto ai passaruota è caratterizzata da una grande presa d’aria che divide con il parafango posteriore, mentre una di dimensioni ridotte è portata nella zona sottostante. Sul generoso parafango posteriore un’ulteriore presa naca nella zona superiore mentre alla base dello spoiler delle scanalature per dissipare il calore e in basso-fondo il logo F40. Tutta la carrozzeria è attraversata da un piccolo basso fondo di colore nero che funge anche da separazione per gli elementi apribili.

Il vano motore è coperto da un plexiglas con due file di Lower con la funzione di evacuare le alte temperature che generava la meccanica, il tutto integrato in un cofano motore monolitico composto da un enorme spoiler che sarà uno degli elementi distintivi. La griglia totalmente permeabile con sviluppo a tutta larghezza, oltre a lasciare intravedere il motore, contribuiva in modo significativo all’estrazione del calore del generoso collettore di scarico. Nello specchio di coda i classici quattro fanali e la zona centrale destinata all’alloggiamento della targa, mentre nella parte inferiore i tre scarichi posti in posizione centrale. Tutto parla di prestazioni allo stato puro.

Guardare una F40  è un’esperienza magica, qui tutto è funzionale ed ottimizzato per le prestazioni. L’arredo interno della F40 è un manifesto racing, volante a tre razze, sedili in carbonio rivestiti in Nomex, un tessuto ignifugo e cinture a quattro punti. La strumentazione completa è racchiusa sotto al cupolino, con altri tre strumenti aggiuntivi nella zona centrale, tutto analogico e alla portata del pilota. La leva del cambio manuale si muove dentro una griglia in alluminio lucidato a specchio, mentre l’apertura delle porte è affidata a un cordino alloggiato dentro l’incavo interno che fungeva anche da tasca. Inizialmente non erano previsti i cristalli scendenti, ma solo dei finestrini scorrevoli al fine di ridurre il peso che si attestava sui 1100 kg a vuoto. La fibra di carbonio a vista e i pochissimi elementi ricoperti sono avvolti da una moquette in color antracite. Parlare delle caratteristiche meccaniche e delle prestazioni è un flashback nella migliore tecnica degli anni ’80/90, motore posteriore longitudinale 8 cilindri con architettura a V di 90°, cubatura di 2936cc, dotato di due turbo compressori, in grado di erogare 478CV di potenza.  Velocità massima di 324 km/h, accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 4,1”, 0 a 400 m in 11,9” mentre copriva il km da fermo in 20,9”. La F40 nel 1987 era la vettura stradale più veloce del mondo. La berlinetta del cavallino sin dal primo giorno ha sempre “raccontato” di cosa fosse capace e lo fece vedere al grande pubblico in un servizio televisivo girato nei primissimi mesi di produzione sull’A1, l’autostrada che collega Modena a Milano. Alla guida l’allora pilota Ferrari di Formula 1 Michele Alboreto che si esibì in un sorpasso con una vistosa fiammata dagli scarichi, allontanando in una frazione di secondi la vettura del regista…per poi aspettarli in una successiva stazione di servizio. Una volta arrivati, neanche a dirlo, attirò la curiosità di tantissimi automobilisti, il tutto sotto l’attenta scorta della Polizia stradale che aveva garantito la sicurezza nel tratto autostradale interessato dal passaggio della F40.

La produzione si chiuse a 1311 esemplari al fronte dei 400 previsti inizialmente. Questa supercar raccoglie dal 1987 ampi consensi in tutto il mondo ed oggi è presente in prestigiose collezioni. F40 è una vettura pura per piloti esperti. Ogni proprietario ha la sua F40, tuttavia i più esigenti avrebbero voluto una variazione di colore o di allestimento…ma dalla Ferrari uscirono tutte rosse. I desideri però si sa a volte si avverano, esattamente come quelli del proprietario di questo bellissimo esemplare desiderato e fatto realizzare in livrea Giallo Modena.

La F40 nelle foto è del 1991, appartiene al collezionista Mauro Roccanello ed è stata allestita rispettando una tonalità coeva. Il cambio colore è stato autorizzato ufficialmente dalla casa di Maranello.

Gerhard Berger in una frase sarcastica disse: “La Ferrari F40 è molto facile da guidare…per chi è esperto con le auto da corsa”.

Photo Credit: Pietro Rocchi

 

 

 

Articolo a cura di Antonio Erario

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