La leggenda narra che abbia scalciato in grembo alla madre mentre questa si trovava davanti ad un’opera di Leonardo Da Vinci agli Uffizi. Nomen omen, avrebbero detto i latini perché proprio Leonardo sarebbe stato il nome dell’enfant prodige di Hollywood. Mamma Irmelin, tedesca, e papà George, di origini italiane, divorziarono che era ancora un bebè, ma entrambi lo sosteranno sempre nella sua carriera e lui con loro avrà nondimeno un rapporto speciale. “Grazie ai miei genitori, senza di voi, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile”, dice emozionato sul palco del Dolby Theatre con in mano la statuetta dorata arrivata solo nel 2016 con “Revenant”, rompendo una maledizione che durava da troppo tempo. Ambiziosissimo per sua stessa ammissione, DiCaprio non nasconde di essere cresciuto in un quartiere difficile di East Los Angeles: gli almanacchi riportano il suo esordio a soli tre anni nello show “Romper Room”, dal cui set pare sia stato allontanato per troppa vivacità.

L’opportunità si presenta impersonando il fratello autistico di Johnny Depp in “Buon compleanno Mr. Grape” che gli vale la sua prima nomination e a cui fa seguire un’altra prova eccezionale in “Voglia di ricominciare” con Robert De Niro, dove colpisce per spirito ribelle e mancanza di soggezione nei confronti del gigante del cinema. Appena ventenne, ha già lavorato con Sharon Stone, Gene Hackman, Russell Crowe, Meryl Streep e Diane Keaton. È lui il Montecchi rubacuori nell’eclettico “Romeo + Giulietta” firmato Baz Luhrmann, mentre il suo perfezionismo, diventato proverbiale come i suoi rifiuti, lo porta a rinunciare alla parte di James Dean per mancanza di esperienza. La consacrazione arriva nel 1997 con l’intramontabile kolossal “Titanic” di James Cameron dove veste i panni dell’artista squattrinato Jack Dawson, idealista, romantico e manco a dirlo bello come il sole, affiancato da Kate Winslet in quelli dell’aristocratica Rose. L’epilogo è tragico, con lui che muore per lei salvandola in tutti i modi in cui avrebbe potuto salvarla, e lei che continua a vivere per lui, mentre la pellicola fa incetta record di undici statuette: niente nomination per DiCaprio, ma la Leomania dilaga seduta stante. Da quel momento sarà impossibile imbattersi in qualcuno che non conosca il suo nome.

Dotato di una rara poliedricità, il ragazzo predilige i ruoli tormentati, quasi sempre dal finale nefasto: i disperati, gli ossessivi, gli innamorati, i malvagi e gli antieroi sfaccettati come il contrabbandiere di “Diamanti di sangue”. I primi anni duemila vedono nascere la sua Appian Way Productions e il sodalizio iconico Scorsese-DiCaprio, subentrato come pupillo del cineasta allo stesso De Niro. Fra i titoli del duo prodotti dall’attore, “The Aviator” e “The Wolf of Wall Street” dove Leo è al massimo della sua espressione attoriale. Viene diretto da Spielberg, Nolan, Clint Eastwood, Tarantino, di nuovo da Luhrmann in uno scintillante “The Great Gatsby” e ogni volta non si risparmia: “Non so se la gente se ne accorga, ma quando recito io mi butto fino all’ultima goccia di energia”. E fuori dal cinema? Sul suo profilo Instagram, interamente dedicato all’ecologia, si definisce attore e ambientalista, e fonda la Leonardo DiCaprio Foundation a soli ventiquattro anni, mantenendo nel tempo la parola: “All’inizio il mio impegno era dedicato a sfondare come attore. Ma quando ci riuscii, decisi che volevo assumermi le mie responsabilità. Era una promessa”.

Sul tema ha diretto e interpretato documentari, fino ad essere l’astronomo di “Don’t Look Up!” a capo di un team che scopre un meteorite in rotta di collisione con la Terra, ma che nessuno considera. E DiCaprio, che non concede quasi mai interviste né rilascia dichiarazioni, si è prodigato subito per parlare del cambiamento climatico come chiave di lettura del film.

Quando non lavora centellina le apparizioni pubbliche e sparisce letteralmente dai radar, con i suoi immancabili jeans, maglietta bianca e cappellino. Vive a New York, dove lui e la sua storica banda di amici ribattezzata “Pussy Posse” hanno scorrazzato indisturbati lontani dallo star system; e pare che nei ristoranti sia tutt’altro che educato con gli avventori o generoso con i camerieri. Al suo fianco ci sono sempre state modelle bellissime su cui non proferisce parola: solo due cose sono certe, che non hanno mai superato i venticinque anni e che sui red carpet preferisce la mamma a loro. Leo in fondo potrà compiere cinquant’anni a novembre, ma resta sempre un eterno ragazzo.
Articolo a cura di Claudia Chiari
Direttore Editoriale Celebre Magazine World









