Riva 54 metri: Il nuovo capitolo della bellezza

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Certe navi non navigano soltanto: affiorano. Come idee. Come visioni. Il Riva 54Metri, sceso in mare ad Ancona, è  la dichiarazione definitiva di un cantiere che ha sempre preferito il linguaggio della bellezza a quello del clamore, e che oggi, con questo nuovo colosso d’alluminio, ridefinisce le proporzioni del suo stesso mito. Lo si guarda e subito si comprende: nulla qui è gratuito, nulla è ostentato. Le linee, tese ma non aggressive, raccontano una padronanza estetica che non cede mai al superfluo. Il grigio Moon Grey, il London Grey, il nero lucido a cesellare i volumi, l’acquamarina sottile della linea di galleggiamento: tutto è equilibrio, sottrazione, scelta.

È lungo 54 metri, eppure ciò che colpisce non è la misura, ma l’armonia. Un’opera firmata da Officina Italiana Design, lo studio di Mauro Micheli e Sergio Beretta, che da trent’anni plasma l’identità di Riva con la sapienza silenziosa di chi conosce il valore della coerenza. Con loro, il Comitato Strategico di Prodotto guidato da Piero Ferrari e l’ingegneria del Ferretti Group: una squadra che lavora come un’orchestra da camera. Lo scafo in alluminio, inferiore alle 500 GT di stazza lorda, ospita quattro ponti collegati da un ascensore centrale. Dieci gli ospiti attesi, in quattro cabine e in una suite armatoriale che guarda il mondo da prua, quasi fosse un pensiero che anticipa la rotta. L’equipaggio, distribuito in sei cabine, agisce su percorsi separati per garantire discrezione e fluidità, secondo un’idea di ospitalità che punta all’invisibilità del servizio.

Ma è fuori che il 54Metri conquista il suo silenzioso trionfo. La beach area è il cuore della relazione con il mare: una piscina di cinque metri e prendisole laterali disegnano un’idea di tempo sospeso, mentre le murate abbattibili moltiplicano la percezione dello spazio e trasformano l’acqua in prolungamento naturale della barca. Le terrazze sul mare non sono più un vezzo, ma una necessità: perché il vero lusso, oggi, è la possibilità di sparire nel paesaggio. Il main deck, raffinato nella sua accoglienza discreta, conduce a un salone che gioca con marmi come il Sahara Noir e il Bianco Rhino, alternati a teak e pelle. Le superfici parlano per contrasti, ma senza mai gridare. Anche la plancia di comando, con le sue dotazioni da cockpit aeronautico, doppio radar, 5G, antenna Starlink, touchscreen da 27” e uno schermo panoramico da 44”, è una stanza di controllo tanto tecnologica quanto scenica, dove il futuro è presente ma mai invasivo.

Nessuna sbavatura, nessun compiacimento. Neanche nella voce di chi guida il Gruppo Ferretti: le parole di Alberto Galassi, amministratore delegato, sono un omaggio più al gesto collettivo che all’oggetto in sé. Perché il Riva 54Metri non nasce da un colpo di genio isolato, ma da un’idea di continuità, da una visione che unisce la memoria dei megayacht anni ’60 al bisogno attuale di silenzio, precisione e durata.

È uno yacht, sì. Ma è anche e soprattutto un luogo dove il tempo rallenta, il rumore si ritira, e tutto appare come dovrebbe sempre essere: essenziale, pensato, vero. Chi lo vedrà in rada, chi lo incrocerà in porto, capirà che qualcosa è cambiato. Che anche nel mondo della nautica, dove spesso si confonde il desiderio con l’eccesso, esistono ancora oggetti capaci di dire molto senza dire tutto.

Articolo a cura di Stefania Abbruzzo

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