Intervista alla Dott.ssa Isa Carla Gatti – Presidente UNIMPRESA Lombardia

Lombardia: uno dei più importanti “motori economici” del nostro Paese, combatte per ripartire, per rinascere e lasciarsi alle spalle la pandemia di COVID-19 che l’ha tristemente resa la regione con il maggior numero di contagi e di decessi d’Italia. La pandemia di Corona Virus trascinerà con sé anche molti fallimenti e molte cessazioni di attività, ma i lombardi non mollano, a testa alta e grazie anche all’aiuto delle associazioni di categoria tenteranno il tutto per tutto per ritornare in pista più forti di prima.

Buongiorno Dottoressa Gatti e prima di iniziare grazie per questa intervista che ci sta concedendo. Lei è presidente di UNIMPRESA Regione Lombardia, le imprese italiane che in maggioranza sono piccole e medie imprese, riusciranno a sopportare e superare questo devastante contraccolpo economico che il COVID-19 si sta trascinando con sé?

Il nostro Centro Studi in questi quattro mesi ha rilevato dati allarmanti. Tutto dipende dalle misure economiche che verranno immesse sul sistema dalle banche e dal Governo. Mi spiego meglio, se diamo per buoni i dati del nostro Centro Studi a dicembre assisteremo ad una catastrofe apocalittica e tutto ha origine dai DPCM di questo esecutivo che non ha fatto altro che posticipare le entrate fiscali a fine anno e inventarsi formule complesse di accesso al credito. Il problema è che da marzo il 70% delle PMI non ha prodotto alcun bene o servizio e di conseguenza a dicembre dovranno decidere se chiudere o fallire. Ovviamente l’argomento è complesso e le colpe non vanno addebitate esclusivamente al Governo Conte.

Gli errori di comunicazione di questo Governo vanno di pari passo con la visione miope e luterana dei governi del nord Europa. Questi governi non vogliono condividere le perdite dovute a questo disastro sanitario e il massimo che ci permetteranno è di accedere a forme di debito più o meno oneroso e come sappiamo i debiti vanno pagati, anzi lo sa bene la Grecia. La soluzione sarebbe stata semplice. USA e CINA hanno aumentato la quantità di denaro contante versandolo nelle casse delle aziende a gratis e lo Stato si è assunto l’onere della svalutazione monetaria. La banca Centrale europea avrebbe potuto fare la stessa identica cosa ma in questo caso sarebbe servito l’accordo di tutte le Nazioni dell’U.E., che come sappiamo non c’è. Siamo ancora in attesa dei 400 miliardi della potenza di fuoco deliberai a Marzo e che non arriveranno mai perché sottoposti ad approvazione dell’U.E.

Cosa si può fare per rendere il “made in Italy” sempre più forte? Quanto è importante mantenere, tramandare e valorizzare le tipicità locali delle varie regioni italiane?

Servono investimenti mirati per migliorare le performance di produzione e del supply chain, servono risorse economiche per adeguare le produzioni agli smart process  e poi serve una precisa strategia politica nelle commissioni europee per evitare che i finlandesi o i danesi o gli olandesi usi a pescare solo aringhe decidano quando, cosa e dove debbano pescare le barche di Mazzara del Vallo. La biodiversità italiana è unica e non possono essere leggi europee ottuse a delineare le strategie economiche di una nazione come la nostra.

Oltre alla burocrazia, che viene definita il “cancro” del nostro paese, che cosa si può migliorare nei rapporti tra aziende e Stato? Che ruolo ha UNIMPRESA in questo dialogo? Per quella che è la sua esperienza, in quali settori ci sono stati maggiori passi avanti rispetto a qualche anno fa e quali saranno i trend futuri?

Gli sforzi di UNIMPRESA sono diretti ad un maggiore dialogo con le Istituzioni. Abbiamo partecipato agli Stati Generali portando le nostre proposte e  siamo impegnati quotidianamente per portare avanti le istanze dei nostri associati. Prima della pandemia, l’HORECA ed in generale tutto il settore turistico era in crescita ed era grazie a questo che l’Italia stava a galla. Questo è un settore che vale il 13% del pil e parliamo delle entrate dirette, se aggiungiamo i settori collaterali che lo fanno funzionare arriviamo al 18%. Parliamo della prima industria italiana ed è la più colpita. Le previsioni per il 2021 sono pessime perché in questo settore le annualità sono anticipate e si chiudono entro settembre dell’anno precedente. Ne beneficeranno tutte quelle nazioni che avranno potuto sostenere le proprie aziende gratis.

 La Lombardia è stata la regione maggiormente colpita dalla pandemia di Corona Virus, le imprese come si stanno comportando? Stanno reagendo? Quali sono le difficoltà maggiori che stanno riscontrando? Quali sono i settori maggiormente colpiti? Le soluzioni proposte dal governo stanno avendo i frutti sperati?

Le imprese lombarde reagiscono come è di loro abitudine. La mattina si svegliano presto ed alzano la saracinesca senza aspettare che lo Stato le aiuti. Assistiamo a riconversioni di interi sistemi produttivi, vediamo che molti investono in processi green. Industrie 4.0 è un obbiettivo di molte aziende ma la farraginosità del sistema burocratico non aiuta, anzi debilita l’impresa e la rende non competitiva.

Per quello che invece riguarda il tema “green” e la “mobilità sostenibile”, come si sta muovendo UNIMPRESA, e in particolare la Regione Lombardia che Lei rappresenta, a sostegno del risparmio energetico, delle energie rinnovabili e della mobilità elettrica?

Oggi il 26% delle emissioni è addebitabile all’automotive, il 45% alle abitazioni ed il resto è inquinamento industriale. UNIMPRESA conosce bene i dati e sa anche che la green economy poggia su progettazioni nazionali a lunga scadenza. Non si può pensare di parlare di riconversione dell’automotive ad elettrico senza dire chiaramente che oggi non abbiamo le infrastrutture per sostenere il passaggio. L’elettricità in buona parte in Italia si produce da fonti esauribili come gas, petrolio e carbone. Partiamo da lì e poi potremo parlare di green. Senza questi presupposti sono solo reclame pubblicitarie di questo o quel Governo.

Ultima domanda, ormai da qualche anno moltissime aziende stanno innovando i propri processi produttivi trasformandosi in imprese 4.0. Per quanto riguarda i negozi, questo è il momento in cui stanno “sbocciando” moltissimi e-commerce, come cambierà il mercato nei prossimi anni secondo Lei? I centri storici perderanno le proprie attività commerciali che li rendono unici? Come devono mutare la propria vision i “negozianti del futuro”?

Fortunatamente l’innovazione tecnologica ha poco a che fare con l’inventiva che poi è la forza della nostra Nazione. Puoi usare tutti i processi smart del mondo ma se il tuo prodotto non è bello e non è performante lo puoi dare in mano personalmente al signor Amazon, venderai poca roba. I commercianti e gli artigiani hanno una sfida da cogliere e so che la coglieranno. I centri commerciali hanno massificato i prodotti ma loro per primi hanno capito che è la qualità che paga e oggi si stanno riconvertendo verso questo adagio. Il negoziante del futuro avrà la propria bottega nel Centro Storico di una città medievale inaccessibile al traffico delle auto e venderà ai propri clienti in giro per il mondo tramite il proprio portale.

a cura di Riccardo Banfo

 

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