“Mosnel di Franciacorta”, scritto e diretto dal giornalista e documentarista Massimo Zanichelli, racconta un fotogramma dopo l’altro l’eredità e la tradizione di Mosnel, storica azienda di Carmignone, nel bresciano. È un viaggio nella memoria, ricordando la figura di Emanuela Barzanò Barboglio, pioniera del territorio della Franciacorta e madre degli attuali titolari Giulio e Lucia Barzanò, e nel presente, mostrando il lavoro in campagna e in cantina lungo il susseguirsi delle stagioni.

Due le proiezioni per il documentario nel mese di giugno: la prima, fra i filari del vigneto che dà il nome all’azienda e durante la quale il pubblico ha assistito alla versione integrale; la seconda, che ha avuto luogo il giorno successivo, presso l’Anteo Palazzo del Cinema di Milano dove è stata presentata la versione director’s cut dal titolo “Un’eterna effervescenza”. Il nome Mosnel deriva dall’omonimo termine in dialetto bresciano che significa pietraia: e sono proprio le pietre, segno distintivo dei 42 ettari attorno all’azienda, a donare ai vini nerbo, spessore, eleganza e longevità.

“Abbiamo fortemente voluto raccontare la nostra storia e la vita quotidiana in azienda, nell’alternarsi delle stagioni e delle lavorazioni che creano la magia del Franciacorta” dicono Lucia e Giulio Barzanò. “Un mestiere che si ripete di anno in anno uguale, ma in realtà sempre diverso, ed è proprio il passare del tempo che rende unici i nostri vini”.

“I contrasti giocano un ruolo essenziale nel vino come nel cinema” prosegue il regista Massimo Zanichelli. “Esplorando l’intero ciclo di produzione, dalla campagna alla bottiglia, ho filmato il contrasto tra i più movimentati esterni (i lavori nei vigneti) e gli interni più raccolti e silenziosi (le attività parallele nelle cantine di vinificazione, nelle barricaie, nelle sale di degustazione), tra le riprese aeree e i campi lunghi dedicati al paesaggio e tutti i dettagli della natura indagati con ottiche macro che svelano, dagli insetti alle bollicine, un mondo invisibile all’occhio umano”.

Giulio e Lucia Barzanò
Al centro del tutto c’è il tempo: quello del meteo e delle stagioni, ed il cielo con le sue nuvole è uno dei protagonisti, quello delle vite e quello che serve ai vini del Mosnel per diventare dei Franciacorta armoniosi, eleganti e longevi. Entrambe le versioni del film sono state successivamente distribuite online per renderle fruibili ad appassionati di vino e cinefili. Per questi ultimi, non sfuggono all’occhio le inquadrature aeree hitchcockiane che disegnano dei quadri perfettamente geometrici, e quelle che corrono lungo un punto di fuga alla Kubrick, catapultando in una dimensione spazio temporale a sé stante.

La Cantina di Mosnel si compone di due corpi: nella parte storica, vera e propria fondamenta seicentesca, ci sono gli spazi per la ricezione dell’uva e la vinificazione. Accanto alle antiche volte in pietra convivono vasche d’acciaio inox, impianti di refrigerazione e presse pneumatiche, di cui Mosnel è stata tra le prime aziende franciacortine a dotarsi a partire dagli anni ’80. Nel 2019 è stata inaugurata la struttura odierna: uno spazio di 3.000 mq suddivisi su quattro piani, di cui tre sotterranei, destinati allo stoccaggio, all’affinamento, all’imbottigliamento e al confezionamento.

Nel XIII secolo la Franciacorta, al tempo Franza Curta, era già una terra nota per l’agricoltura fiorente e, nei primi anni del ‘600, nel Catastico Bresciano sono citati i perfettissimi vini di Camignone. Oggi il termine Franciacorta, anche grazie al lavoro di Emanuela Barboglio, indica non solo un territorio, ma un prodotto con una chiara identità. Il disciplinare di produzione del Franciacorta DOCG, infatti, più volte ripreso negli anni per renderlo più severo, prevede un processo di produzione molto rigido e una permanenza minima in bottiglia molto, molto lunga.
Articolo a cura di Claudia Chiari









