Zaïa, lo star food di Milano dal sapor mediorientale

All’ombra della Darsena, zona in continuo brulicare di nuove tendenze come non potrebbe essere diversamente per il cuore pulsante della Milano design week, c’è una novità di spicco fra le proposte di ristorazione della città.

Inaugurato nella primavera di quest’anno che ormai volge al termine, il Ristorante Zaïa è situato dentro al complesso di Aethos Milan, parte di una catena alberghiera internazionale, che si inserisce nella struttura già precedentemente occupata dal concept hotel d’ispirazione anglosassone The Yard. Un rifugio avvolto da un’atmosfera calorosa che sfoggia un interno ornato da pezzi di design, e dove le 32 suite e la dependance sono impreziosite da dettagli stilistici con tocchi retrò e pezzi di mobilia d’epoca che donano agli ambienti una forte identità, frutto di un’incredibile attività di collezionismo tanto eclettico quanto sapientemente abbinato della precedente proprietà, ulteriormente valorizzata da quella attuale.

Il nuovo ristorante si innesta nel fil rouge filosofico delle incursioni dal mondo, condensando in un mix un percorso che parte del mediterraneo, nelle cui tradizioni affondano le radici delle proposte del menu, e approda al medio oriente. È una sinfonia di sapori più che un excursus di piatti, dove le parole chiave sono piacere del palato e convivialità: primi, secondi e classiche delimitazioni scompaiono a favore del fattore esperienziale di ciascuna portata che vive come un’isola a se stante all’interno di un arcipelago. Aperto a pranzo, cena e arricchito da un esclusivo brunch domenicale, Zaïa è una porta aperta verso un viaggio multisensoriale.

Luigi Gagliardi – Dario Guffanti

La visione degli chef Luigi Gagliardi e Dario Guffanti celebra un equilibrio fra aromi esotici ed elementi tradizionali italiani, sorprendendo con materie prime d’eccezione e combinazioni audaci che spaziano fino al dessert. La formazione dei maestri di cucina è stata scritta in templi gastronomici di fama mondiale, da Carlo e Camilla in Segheria fino al Maio, passando da Il Marchesino sotto l’egida del leggendario Gualtiero Marchesi.

Gli interni, curati dal designer spagnolo Astet Studios, hanno tonalità avvolgenti come il legno o il verde profondo, tinte solo accennate come il rosa pastello, e si mescolano ad una varietà di materiali dai timbri naturali, con l’intento di creare un’atmosfera calda da assaporare condividendola. La cucina è a vista, palcoscenico dove si esibisce la brigata fra pentole e fuochi, e una tenda di velluto separa l’area ristorante dallo spazio esclusivo dell’Aethos Club, offrendo un’oasi di tranquillità in un ambiente riservato e raccolto.

Il Club si posiziona come crocevia per un pubblico cosmopolita, offrendo un rifugio dove immergersi nel relax, promuovere benessere esteriore e interiore, favorire legami e comunanza, quest’ultima l’essenza con cui il brand Aethos si propone al pubblico. Tra eventi d’arte e serate culinarie, il calendario del club propone un ventaglio di attività pensate per soddisfare le inclinazioni di ogni member: farne parte non solo garantisce l’accesso agli spazi del ristorante Zaïa e del Doping Bar, ma apre le porte dell’area fitness dell’hotel e di una serie di privilegi che variano in base al livello di membership selezionato.

The Doping Bar si è affermato negli anni come un angolo di lusso intramontabile dal tocco britannico, un luogo sofisticato e ricercato la cui atmosfera londinese è rimasta immutata nonostante il restyling. È un punto di riferimento non solo per l’impatto visivo memorabile fatto di divani vintage, luci soffuse, collezioni di oggetti d’epoca e memorabilia, ma anche per la sua carta di drink all’avanguardia dove i blend iconici sono interpretati con una ventata cosmopolita, regalando composizioni dai profili aromatici del tutto inediti create dall’abilità dei mixologist che animano il locale. È una tappa obbligata per chi vuole assaporare cocktail che si spingono ai confini della creatività, accompagnandoli con una cucina italiana.

Per saperne di più @ Ristorante Zaïa

Articolo a cura di Dafne Ambrosio

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