Santo Caglioti nasce a Gerocarne (VV) il 3 luglio 1960; consegue gli studi di arte e si laurea in architettura al politecnico di Torino. Un artista che ha reso unico il suo modo di interpretare l’arte.

Le sue opere sono definite “tessut’ azioni spaziali”, sono realizzate con stoffe, bende di cotone e filamenti di cotone. Scolpisce le sue opere “tagliando lo spazio” all’interno del telaio per creare poi volumi che catturano la luce e generano ombre e profondità. Sono opere tridimensionali in cui la visione è uno spazio concreto che viene scolpito sia verso l’interno che verso l’esterno. Sono visioni cromatiche che mutano in rapporto al movimento della luce su di esse.

La tela è lo strumento che utilizza non in superfice ma entra dentro di essa sfilando il tessuto, destrutturando la maglia. I filamenti di cotone sono gli interpreti e attori delle sue opere con cui presenta e interpreta un pensiero che poi diventa l’opera stessa. Sono opere in cui l’arte è strettamente legata all’architettura in una interpretazione personale strutturata nei suoi filamenti.

Il rapporto molto forte con la tela con cui instaura una creatività architettonica che diventa struttura aperta allo spazio, al tempo e alla luce. Il suo approccio è legato allo spazialismo, concetto di arte contemporanea, in cui si entra nella tela in cui si gioca con la luce e con le ombre creando corposità.

Le opere diventano così concrete e scolpite nella loro rete di cotone in cui i colori creano un rapporto di movimento che serve all’osservatore per cogliere l’opera nella sua tridimensionalità; a seconda del movimento di chi la osserva le sue opere mutano e assorbono la sensibilità dello spettatore. L’artista si definisce padre di ogni sua opera in cui singolarmente lavora i filamenti sovrapponendoli e intrecciandoli facendoli diventare una rete di supporto che contiene la pittura stessa e il se del pensiero che c’è dietro l’opera.

Solitamente da secoli la tela è un supporto per dipingere mentre in quest’artista troviamo un nuovo modo di tagliare, bucare, piegare e bruciare la tela cambiandone la geometria. L’artista spiega che un’opera nasce prima di tutto dentro se stesso, la elabora e immagina colori, forme, ombre e significati profondi dello spazio nello spazio. Da dialoghi si crea un terreno fertile per comporre un’opera che a volte cambia e si modifica nel suo crescere in quanto, molti “echi” artistici, storici, sociali, filosofici e spirituali si fanno sentire, ognuno con la propria voce.

Diventa un’immagine chiara nell’opera questo sentire che si trasforma in sintesi secondo l’emozione dell’artista. Una complessità molto articolata in spazi pieni e vuoti, in luci e ombre, in trame fitte o chiuse che esprimono una nuova ed unica immagine svelata secondo l’occhio, e non soltanto, di chi ha eseguito l’opera e ne è autore. L’ultima opera “Il silenzio poetico” è nata da un dialogo fecondo con l’amica poetessa e scrittrice A.M. con cui i dialoghi hanno portato la vena artistica ad un’opera tutta bianca: bianca come un foglio di carta, come la luce che illumina per scrivere le parole che il silenzio ci detta, bianca come l’infinita purezza dell’essere!

L’opera è stata smaterializzata nella sua materia, il filo di cotone che è stato cotonato nell’anima del suo colore, portandolo alla natura di sé. L’immagini è di forma quadrata sublime e vaporosa da cui fuoriesce dalla forma e dalla materia.

a cura di Antonella Malizia

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