Esplorare la Leventina con dei leventinesi doc è tutta un’altra storia. Significa entrare a far parte della Valle stessa, impregnarsi dei suoi profumi, assorbire le sue memorie, imparare la sua lingua, i suoi dialetti, autentici come le persone che da sempre abitano qui. Mi son sentita privilegiata, quindi, per essere stata accolta ancora una volta dal forte abbraccio di queste montagne che ritrovo puntualmente immutate eppure sempre nuove e sorprendenti, promesse di inattese emozioni. La sorpresa, questa volta, è sopraggiunta come un miraggio, percorrendo un irto sentiero che arranca dal grazioso villaggio Dalpe, a 1192 metri, attraverso un bosco fitto di odorosi verdi. Pochi minuti di salita tra sassi e rocce ed eccola la sorpresa, anticipata da una musica naturale, a tratti delicata ma d’improvviso impetuosa, come l’energia da cui nasce. È la voce della cascata Piumogna, un flusso prepotente d’acqua che si precipita nel vuoto per 43 metri creando un’aura vaporosa e avvolgente. Forza della Natura e profonda spiritualità impongono di sostare qui in silenzio, di zittire anche i pensieri, per abbandonarsi all’onda invisibile di pace e armonia che questo luogo dona.

E pensare che questa cascata è frutto dell’omonimo torrente che ha la sua sorgente estiva in un piccolissimo laghetto situato a 2482 metri. Da lassù l’acqua comincia il suo frettoloso precipitarsi verso il basso, sempre più rapida, sempre più potente, facendosi largo tra rocce e macigni addomesticati dal suo turbinare. Fino a che il torrente alimentato da se stesso non raggiunge il vasto pascolo dell’Alpe Piumogna, passando nelle vicinanze della Capanna di Campo Tencia. “Di tra le foreste sbuca fuori, appena sopra il villaggio (di Dalpe), con una cascata candida e abbondante, il torrente Piumogna; esso lambe poi il paese e i prati intorno; e infine precipita, sotto il paese, con nuove e numerose cascate, entro burroni così profondi e spaventosi che l’occhio si ritira da essi inorridito”. Così Giuseppe Zoppi scriveva circa un secolo fa in “Leggende del Ticino”.

Attorno ad un luogo tanto magico, in effetti, doveva necessariamente aleggiare qualche favolosa storia da scoprire. Infatti così è. Una leggenda sulla Piumogna, in particolare, affonda nella sacralità perché ha per protagonista San Carlo. Narra che la Valle della Piumogna, prima del XVI secolo, fosse infestata da un arcano popolo di nani, i quali divoravano ogni amabile frutto della natura. Scistroi (mirtilli), fragole, lamponi, noci, nocciole e castagne … Per farne provvista, di notte penetravano nelle abitazioni della valle, devastando le dispense e impaurendo la gente. Non contenti, arraffavano anche forme intere di formaggio lasciando gli abitanti senza più nulla da mangiare. Il curato aveva benedetto il torrente più volte ma quei piccoli diavoli ogni notte si vendicavano facendogli trovare la casa puntualmente a soqquadro. Al che, San Carlo impietosito volle intervenire: una mattina, sopraggiunto alle gole della Piumogna, vide saltar fuori dalle turbolenti acque centinaia di gnomi che si misero a ballare fieri e baldanzosi.

Allora il Santo, chiudendo gli occhi, tentò i piccoli diavoli offrendo loro una bella betulla bianca, esclamando: “Questa pianta è coperta di panna dolcissima, assaggiatela”. Golosi, gli gnomi non poterono resistere alla tentazione e s’avventarono sulla betulla, mentre il Santo, pregando in silenzio, comandò alla pianta di sradicarsi e cadere. La betulla eclissò, trascinando con sé nella cascata tutti gli avidi nani, inghiottiti lontano, nella parte più selvaggia della Piumogna, davanti a Faido, dove l’acqua mostra tutto il suo massimo vigore.

Dopo la nostra sosta nell’aura magica della cascata, i miei compagni ed io riprendiamo il cammino tornando sui nostri passi. Eppure non siamo più esattamente gli stessi. È sempre così quando si esplora un luogo magico e si è aperti alle vibrazioni della Natura. Ci si arricchisce con gratitudine. Prima di rientrare, divaghiamo per un tratto verso Boscobello, appena sopra Dalpe. Solo noi tre, attorno silenzio. Il sole ancora alto penetra a lame sottili attraverso i fitti larici e un suggestivo gioco di luci e ombre pare voler ricamare una nuova leggenda. Chissà che i terribili nanetti, ladri di amabili frutti, non siano stati tramutati nei frutti stessi della Natura. Raccolti dalla mano di una fata e riaffiorati dalle acque fragorose della Piumogna, rieccoli sparsi per gli ondulanti prati di Boscobello. Inafferrabili agli umani ma golose tentazioni per i veri abitanti del bosco … cervi, caprioli, scoiattoli, uccelli … nascosti entro anfratti così soffici e dolci che l’occhio s’incanta da essi innamorato…

Fonte per la leggenda: Vivere la montagna, di Luca Bettosini.

Articolo a cura di Paola Cerana

 

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