Henri Matisse e Pablo Picasso, così come ci racconta la storia dell’arte del Novecento, furono due giganti nel panorama pittorico del ventesimo secolo. Henri più grande di Pablo di 12 anni, era nato a Chateau Cambresis, in Francia, nel 1869, mentre Pablo era nato a Malaga, in Spagna, nel 1881. I due si incontrarono casualmente nel salotto dei fratelli Stein, ambiente che più di tutti ha curato a Parigi tutte le avanguardie che si affacciavano nel mondo dell’arte di fine Ottocento.

Mentre il giovane Pablo stava lavorando sul ritratto di Gertrude Stein, sorella dei fratelli americani Leo e Michael, si sentì trafitto dal silenzioso sguardo indagatore del già affermato pittore Henri Matisse il quale, a sua volta, rimase attratto dalla forza  e dalla sicurezza compositiva del giovane sconosciuto Picasso. Matisse aveva appena fondato la corrente pittorica dei ” Fauves” (che letteralmente vuol dire “Bestie”) insieme ad altri pittori della stessa corrente e questo era noto a Picasso che colse al volo l’occasione di quell’incontro per creare un contatto con il maestro.

Sebbene Matisse soffrisse di profonde insicurezze, risultava a prima vista un uomo pacato, colto e dalle buone e gentili maniere; tutt’altro Picasso dall’aria spavalda che gli conferiva  l’immagine di un pittore orgoglioso del successo, pur memore della gavetta e delle tante porte chiuse in faccia. Forse fu questo il motivo per il quale tra essi nacque una profonda e tormentata amicizia. I due si frequentarono in tutti gli ambienti culturali, si attraevano con la stessa intensità con la quale si respingevano e nè l’uno nè l’altro aveva il timore di rimarcare quanto lontane e distanti potessero essere le  rispettive esperienze e intuizioni artistiche. Quando Picasso nel 1907 dipinse “Le demoiselle d’Avignon”, attualmente conservato al “Moma” di New York, lo fece con l’intento di dimostrare a Matisse quella che era la sua personale ricerca dell’originalità creativa.

Fu Matisse stesso a coniare il termine ” Cube” guardando il dipinto di Picasso, termine ripreso successivamente dai critici per definire la nascita di quella nuova visione pittorica definita “Cubismo”, la quale scompaginava la figura e il colore concepiti fino a quel momento nel panorama dell’arte, che non fu più lo stesso da allora in poi. Si può affermare dunque che l’arte contemporanea sia nata con il concetto della figura così come lo intendeva la tridimensionalità picassiana.

Picasso e Matisse si erano aiutati non solo artisticamente nel corso delle rispettive carriere: Pablo salvò dalla confisca dei tedeschi nel 1940, quando durante la seconda guerra mondiale Parigi fu occupata dai nazisti, tutte le opere di Matisse che erano custodite in una banca parigina, mostrando una sorta di riconoscenza verso Henri che lo aveva introdotto nel mondo dell’arte favorendone la fortuna e il successo che tutti noi oggi ammiriamo nel pittore catalano.

Queste due grandi visioni artistiche, sebbene inevitabilmente rivali e diverse per  impostazione nel creare ciascuna il bello, hanno determinato una positiva circostanza e un reciproco stimolo, non solo per il loro antagonismo artistico e culturale, ma anche per quello professionale e umano, del quale a beneficiare è stata indiscutibilmente tutta l’arte del nostro irripetibile Novecento.

a cura della Prof.ssa Maria Basile

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